Recensioni

7.4

C’è un verso di Killer Mike in particolare, nella traccia Get It, che attacca senza mezzi termini: “We’re here to tell you all your false idols are just pretenders / They’re corporation slaves indentured to all the lenders / So even if you got seven figures, you still a nigga.” Ed è un po’ questo il tono predominante nella nuova – nuovissima – avventura della coppia di fatto El-P e, appunto, Killer Mike. Sette cifre, quelle che indicano i milioni e i dischi di platino, sponsorizzati da multinazionali che controllano il mercato mondiale e schiavizzano la figura del rapper, rendendolo un burattino. Praticamente l’esatto profilo di Magna Carta…Holy Grail di Jay Z, uscito a distanza di una settimana già con il disco di platino in tasca grazie a Samsung. Se Cancer For Cure e R.A.P. Music si immergevano in una realtà politica allarmante costruita sul controllo e sullo stato di polizia, Run The Jewels offre un’istantanea sulla condizione attuale dell’hip hop, una nave che cola a picco, da cui tutti stanno fuggendo e lasciata in balia degli squali di turno.

El-P e Killer Mike indossano con convinzione i panni di Avengers, rivali e demolitori dell’establishment rappresentato da Jay Z e Kanye West: “When death runs in the distance there will be no Mercy me’s / There will be no reprieve for the thieves / There will be no respect for The Thrones.” Proprio quel Kanye West che, a modo suo, ha lanciato con New Slaves la sua personale invettiva contro le corporazioni malefiche, che però, a confronto della schiettezza di Run The Jewels, sembra solo grattare la superficie. La produzione di El-P esalta l’efferatezza dei versi di Killer Mike, il quale sembra aver trovato nel newyorchese il suo produttore ideale: “Producer gave me a beat / Said it’s the beat of the year/ I said El-P didn’t do it / So get the fuck outta here.” L’estetica di questo lavoro si muove su territori già esplorati da El Producto, ma non per questo è meno accattivante. I binari su cui si viaggia sono legati a doppio filo con le sue produzioni ormai storiche di Company Flow e Cannibal Ox, uno stile che negli anni è rimasto fedele a se stesso ma che si è anche saputo evolvere e raffinare, trovando nel nuovo decennio linfa vitale.

Scorribande picchiaduro a 16-bit che si rincorrono in ambientazioni bidimensionali e quindi scorrevoli, la piattaforma perfetta per i versi veloci di El-P e l’artiglieria pesante di Killer Mike; salvare la partita è impossibile in questo gioco, anzi inutile: 33 minuti che scorrono con leggerezza easy e scanzonata. Sì, Run The Jewels è un disco che vuole innanzitutto divertire riuscendoci, la dialettica da antagonisti è accompagnata da un’immaginario fumettoso, come due goblin urbani che si muovono sinistri nella notte e, una volta scoperti, fuggono di nuovo veloci nei loro nascondigli.

Beat che colpiscono duro come mazze chiodate (Get It), che si mettono al servizio di un flow tutto southern (Banana Clipper, con Big Boi), con bassi tuonanti (DDFH), ma anche effetti cinematici (Job Well Done, A Christman Fucking Miracle) o, nel caso di Sea Legs, beat che giocano con lo sci-fi tanto caro ad El-P. Certo, non è un album perfetto, e qualche sbandata – come gli hook di DDFH e No Come Down, bruttini e prevedibili – nel percorso la si incontra. Ma Run The Jewels è, in definitva, la risposta spassosa ed irriverente al cannibalismo dell’industria discografica attuale, un disco disimpegnato ma non lightwheight e, aspetto da non sottovalutare, disponibile in free download. “Run The Jewels is not for your childern.”

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