• Ott
    01
    2011

Album

Warp Records

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Finalmente Rustie sforna il disco. Il genere dicono si chiami aquacrunk (crunk mescolato con l’elettronica acquatica di Drexciya). Qualcuno lo chiama wonky, ketamine hop, post Dilla action: in poche parole la variante dequantizzata (cioé fuori sincrono) di un certo modo di fare hip-hop con inserimenti di synth gioiosi tagliati con ricordi rave e suoni analogici/a 8 bit dall’eredità dei videogame anni 80, tanto per tentare di dare una definizione. La vendetta dei giovani teen (Rustie ha iniziato con le prime tracce a 17 anni circa e oggi ne ha 25) che ha aperto miriadi di possibilità alla nuova scena elettronica UK post-dubstep e non solo.

Due i singoli che hanno ‘definito’ il wonk scozzese insieme alle produzioni dell’amico di Glasgow Hudson Mohawke (e forse anche a qualcosa di Joker, artista con cui ha diviso lo split Play Doe su Kapsize nel 2008): Bad Science EP e Jagz The Smack EP. In più remix per Zomby, un mix per Mary Anne Hobbs e qualcos’altro che gli ha permesso di entrare l’anno scorso a degno titolo nella corte Warp.

Oggi Russell Whyte stampa l’ennesimo ‘disco-che-fa-il-punto-della-situazione’ (vedi il thread aperto su altri lidi da M83, Martyn, Ford & Lopatin): tirare le fila di quello che ci suona attorno sembra ormai essere divenuto un genere e un’estetica ben precisa (vedi anche alla Biennale di Venezia le proposte al padiglione italiano guidato da Sgarbi).

Massimalismo dubstep omnicomprensivo di fughe e rimandi al passato, come i synth marci che si sentivano nella colonne sonora di Commando (Crystal Echo), le campane tubolari di Jean Michel Jarre (Ice Tunnels e Flash Back), il soul velocizzato dal rave (Surph), lo slap di basso dei gruppi prog anni Settanta (Hover Traps), i feedback chitarristici del metal-rock (Glass Swords) l’ambient visionaria dei sintetizzatori neoromantici (l’intro di After Light). Questo per il passato.

Per quanto riguarda il now/post, sono presenti i soliti rimandi alla cultura rave con le voci in elio, tagliate però da un certo sentire pop (non a caso il ragazzo ha pure remixato cose più fashion come Brand New del rapper americano Gucci Mane o il soul di una star come Keyshia Cole in Keesha Resmak), casse battenti per pubblici da stadio nordeuropeo (Death Mountain), singoli per le feste dei club londinesi (pelle d’oca nei crescendo-con-stop di Cry Flames) e altre tonnellate di coolness che riportano alla mente uno dei capolavori che più ha segnato la storia del pop: Discovery dei Daft Punk.

Sì proprio quel disco che stigmatizzava un’era e ne apriva un’altra, qui viene mimato con coordinate aliene, microeconomie locali che si aprono al mercato globale. Glasgow capitale del mondo elettronico per una lunga notte (All Nite). Rustie elabora poi in maniera velatissima, ma comunque udibile, il catalogo della Warp, tirando fuori dal cappello nomi che i nati dopo il ’90 tendono a dimenticare (Boards Of Canada, Clark, Plaid e persino gli Autechre più ambient), rimescolandoli con un’iconografia a bella posta retrò, che riassume pacchianamente un lustro e ne apre un altro. Per chi scrive uno dei dischi dell’anno.

10 Ottobre 2011
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