Recensioni

Ry Cuming, meglio noto come RY X, torna con il suo secondo album, Unfurl, tredici brani sospesi fra elettroniche ovattate, chitarre melliflue e ritmi sospesi. Niente di nuovo sul fronte occidentale, verrebbe da pensare. Ma il giovane cantautore nato in Australia e ormai di stanza a Los Angeles tira fuori dal cilindro tredici brani di gran classe, capaci di ampliare la base sonora del primo disco. Unfurl fa esattamente quello che suggerisce il suo titolo: si srotola, inciampando alle volte su se stesso, fino a sbocciare in nuove direzioni che ne fanno un ascolto aperto alla vulnerabilità.
Cresciuto nella comunità costiera di Angourie, al largo della costa orientale dell’Australia, Cuming è uscito di casa a 17 anni con una tavola da surf e un’ossessione per il grunge. Viaggiando tra Costa Rica, Indonesia, Stoccolma, Londra, Berlino e Hollywood, ha esplorato la passione per molte forme di musica, passando dal raga indiano al jazz africano fino alle tensioni della musica elettronica più sperimentale, che gli ha portato due importanti collaborazioni: la prima con Frank Wiedemann come Howling, l’altra, in preda a un oscuro minimalismo, con il DJ UK Adam Freeland e il produttore californiano Steve Nalepa come The Acid. A tre anni di distanza dal debutto con Dawn, il suo nuovo album offre ritmi pulsanti, arrangiamenti di chitarra sofisticati, un piano sobrio e soprattutto la voce di Cuming sempre in cerca di domande; un piccolo capolavoro di artigianato elettronico e romantico che unisce liriche sensibili a struggenti synth, una malinconia elettrica immersa nel più soffuso songwriting.
Un inizio coinvolgente e sussurrato quello di affidato a Untold e Bound che come gocce di elettricità cadono su un’anima solitaria immersa in una nebbia di ronzii incorniciati da ritmi sfocati. È in questo mix sorprendente e intenso di electro-pop malinconico impastato in un cupo e riuscitissimo broken beat che Foreign Tides esplode suadente e tentacolare, una ballad esotica in odor di Fleet Foxes, in grado di abbagliare senza tregua. Il livello di fragilità mostrato da Cuming è perfetto per i temi di devastazione che si dipanano dentro le storie di Unfurl: un cuore che piange, che sa cosa vuol dire perdere qualcosa, o qualcuno. Preghiere che svaniscono all’improvviso come sogni, per le quali è pero necessario non cedere alla catarsi emotiva, come avviene nell’elegiaca The Water.
Sonicamente vicino ai mondi di Alan Silvestri e Frank Ocean, il nuovo lavoro di RY X gode di un tenore etereo e di una vocalità fisicamente piena come un corpo vibrante che sa farsi claustrofobico e distruttivo. Fra loop verticali, incantesimi trip hop e melodie vellutate, lo stile lento e implacabile di Cuming regala al disco un torpore cupo, lunatico; come un dolore elettronico e languido che accompagna lungo l’ascolto dei tredici brani, il timbro avvolgente e ipnotico del cantautore si staglia su inebrianti e minacciosi crescendo, su beat sofisticati, su calde tastiere. «Le mie ispirazioni cambiano continuamente, voglio dare libero sfogo a questo processo, nel mio poter attingere a nuove idee, suoni e strumenti, anche se la cosa per me più importante sarà sempre mantenere un senso di crudezza e onestà nel mio lavoro», Unfurl si spiega letteralmente nella sua verità, e in quella bellezza glaciale che supplica l’oscurità per avere risposte in un mondo colmo di distrazioni irrazionali.
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