Recensioni

7.1

E’ sempre difficile parlare di Ryan Adams perché il cantautore americano è abituato a spiazzare sin dagli esordi solisti di Heartbreaker, dopo la parentesi con i Whyskeytown. Ogni disco in carriera non è mai stato uguale ai precedenti, e questo ha permesso all’artista di esplorare tutte le strade dell’alternative country, finendo per abbracciare l’indie rock, il folk e il classico cantautorato a stelle e strisce di springsteeniana memoria. Oggi Ryan Adams è una persona diversa, lontana dagli eccessi di una vita da rockstar e con una serie di problemi buttati alle spalle (leggi alcolismo e un matrimonio finito male); in questi casi, di solito si mette un punto e a capo.

Ryan Adams è un album di rock blues con venature AOR direttamente mutuate dagli anni Ottanta. Le prime tre canzoni, Gimme Something GoodKim e Trouble (dove sembra di ascoltare i Wallflowers di Jacob Dylan) parlano chiaro: corpose chitarre elettriche in evidenza, riff che lasciano spazio al cantato sotto una sezione ritmica solida ed essenziale. L’uso di organi hammond e di chitarre acustiche in alcuni momenti, completa il quadro di un album che non presenta nessun punto debole, nelle undici canzoni che lo compongono.

Non ci sono dischi simili a questo nella discografia del musicista (forse Rock and Roll del 2003 può avvicinarglisi per l’approccio generale alla materia sonora), ma alcuni momenti riescono ancora a riportarci al Demolition del 2002: è il caso di My Wrecking Ball, che è una delicata e intima ballata che odora dello Springsteen di Nebraska. Ma dura solo un attimo, perché con Stay With Me si è di nuovo catapultati nella dimensione AOR che sembra essere il filo conduttore del rinnovato cantautore; altre soddisfazioni arrivano con Feels Like Fire e soprattutto con le ultime due canzoni, Tired Of Giving Up e Let Go: in particolare, sembra che qui Ryan Adams stia parlando a sé stesso provando a fare i conti con il difficile periodo affrontato in passato. Inutile dire che per il suo pubblico i momenti di maggiore riconoscibilità dell’artista sono proprio qui, in quelle melodie malinconiche e in quei testi drammaticamente onesti che fungono da filo conduttore per tutta la sua produzione.

Che suoni folk, alt. country o rock, Ryan Adams è ancora un artista fortemente ispirato, che sa regalare album di alto profilo. E questa è una fortuna. 

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