Recensioni

Ecco i nuovi ragazzi prodigio della Mute records. Si chiamano S.c.u.m., quintetto londinese dall'aria college-dandy che nel giro di un paio d'anni si è regalato un'escalation da primi della classe: il contratto con la Mute appunto, che li ha spinti nelle serate short circuit, poi un altro assaggio di grande pubblico nel palco Atp curato dai Portishead, e ora il debutto prodotto da Ken e Joylon Thomas, che nel curriculum vantano gente come Psychic tv, Bowie e Sigur Rós. Quando si dice nati sotto una buona stella….
Venendo al disco, le coordinate sono presto dette: Again into eyes è indirizzato verso una pop-wave già matura e pronta per il mainstream. Un po' come pensare agli Arcade fire trapiantati in terra d'Albione, perchè in fin dei conti ad emergere è la natura squisitamente english del lavoro: qualche riferimento al post punk sul sentiero di Manchester (specie nella voce di Thomas Cohen), tastiere che si rifanno al synth pop più glaciale dei primi Depeche Mode (Sentinal bloom), ed intrusioni nei '90 con qualche tirata shoegaze vedi Summond the sound. Poi, giusto per smuovere un po' le carte in tavola, spazio per una ballatona vagamente dark come Paris e per il finale poppettone stile Pet Shop boys di White Chapel.
Il puzzle funziona: oltre tutte le patinature del caso (Amber Hands) c'è della sostanza, che non replica l'effetto-Funeral ma rimane comunque una diligente rielaborazione della storia in formato pop. Buon debutto.
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