Recensioni

Già leader di Speedy Ortiz e Quilty, Sadie Dupuis esordisce da solista sotto il moniker Sad13. Prodotto dalla titolare del progetto e mixato da Gabe Wax (Wye Oak, Beirut), Slugger si snoda in undici episodi puramente pop, ora fuzzati e infestatati da piccole digressioni soniche (in cui la Nostra mostra un chiaro debito col suo recente passato), ora ammiccanti a certo college rock, sporcati di elettronica e smaccatamente radio-friendly. Le dissonanze inaspettate e le melodie sbilenche che avevano caratterizzato Foil Deer, secondo lavoro di Speedy Ortiz, lasciano insomma spazio a una maggiore immediatezza pop, a tratti pericolosamente vicina all’r’n b, per questo debutto interamente scritto e prodotto dalla stessa Sadie.
Il risultato è un disco ben scritto e ben suonato, ma costantemente indeciso sulla strada da intraprendere: se infatti il fattore ludico dell’album è spesso evidente e non mancano certo episodi ben riusciti, appare oltremodo chiaro come questo squilibrio (più in una produzione a tratti eccessivamente laccata che nella scrittura, che pesca comunque a piene mani dai classici riferimenti anni ’90 tanto cari all’autrice del Massachusetts) porti sull’intero lavoro il dubbio di trovarsi davanti a un’operazione più furba che sentita. Non da sottovalutare, in questo senso, la poetica di testi che, non poveri di riferimenti alla sfera sessuale, raccontano a volte in modo un po’ anacronistico il problema della violenza sulle donne. Per quanto apprezzabile, la retorica sembra farla da padrone, e le parole, che comunque vale sempre la pena pronunciare, non aggiungono nulla agli slogan da manifestazione o alle lezioni di educazione sessuale, e non toccano quel fascino naïf e sconclusionato che aveva caratterizzato la sua scrittura con Speedy Ortiz («I say yes to the dress when I put it on / I say yes if I want you to take it off / I say yes for your touch when I need your touch / I say yes if I want to / If you want to you’ve gotta get a yes», canta in Get a Yes, tematica ripresa in diversi altri brani come Just a Friend o Tell u What).
Quello che rimane ha così il sapore dell’occasione persa, anche se la voce della Dupuis e qualche ritornello ben assestato salvano comunque il disco dalla bocciatura tout court.
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