• Nov
    09
    2018

Album

Machete Empire Records

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Playlist è un passo decisamente falso per Salmo, la facciamo breve. Va benissimo la trovata di marketing del teaser su Pornhub, ci mancherebbe, e va benissimo anche la copertina di Rolling Stone. Sull’ultimo post anti-salviniano invece, che con la nota rivista condivide il tono da stadio facilone e sterilmente provocatorio di una recente e famigerata copertina arcobaleno, le perplessità aumentano. Ma tutto questo resta mero contorno, almeno fintanto che il contenuto del nuovo disco si riveli di cotanta pochezza. 

Non si capisce bene dove Salmo voglia andare a parare: poteva essere l’esponente della tanto millantata frangia più old-school dell’hip hop a farcela sfondando anche ad un livello puramente mainstream, costituendo un’alternativa sui grandi numeri ai vari trapper che tutti sappiamo. E inizialmente questa pareva essere la strada intrapresa, almeno stando anche alle polemiche a distanza intentate in un primo momento. E invece qui lo ritroviamo che continua a sfottere certi cliché e lacune tecniche tipici di “quegli altri”, salvo poi presentare in scaletta una collaborazione addirittura con Sfera Ebbasta che rappresenta quanto di più improponibile a livello di coerenza potesse scegliere. Ma ci mancherebbe, in fondo non è nemmeno questo il problema. 

Il problema è che Salmo suona fiacco e mai davvero interessante per tutto il disco. C’è la solita invettiva contro gli italiani popolo di pecoroni (90MIN) e tanta – troppa – autoreferenzialità, che a questo giro non riesce nemmeno a risolversi in cattiverie che siano davvero divertenti; si salva solo l’immancabile pezzo da vecchi leoni con Fibra che farà facilmente la felicità dell’old schooler più nostalgico e reazionario. E poi incastri stantii, un’insistenza esasperante sulle rime negate che nel 2018 comincia davvero a risultare superata, e banalità sciorinate senza freno: «Una canzone non salverà il mondo / ma so che può salvare te»?. A volte pare che voglia scimmiottare il peggior Guè, con numeri come «Se penso ad Asia Argento sono ricco dentro / perché manco se mi paga glielo ficco dentro». Il peggio arriva con l’imbarazzante canzone d’amore (!) Il Cielo nella Stanza: «Dici “sei pazzo”, ma pazzo di te / dopo scopiamo e tu vieni sei volte / cazzo diranno i vicini di me?».

Produttivamente nessun sussulto (per lo meno, qui, neanche in negativo): c’è la cafonata cavalla da dancefloor (Ho Paura di Uscire), un feat. con Coez che è esattamente il feat. con Coez che ti aspetteresti (Sparare alla Luna), poi c’è il pezzo pensoso e piovoso (Lunedì), un calco di seconda mano da Yeezus (Dispovery Channel) e via così. Da dimenticare al più presto.

9 Novembre 2018
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