Recensioni

Con dei titoli che sembrano inviti al sonno, o al sogno, il debutto di Mary Sutton, in arte Saloli, emerge da una ipnotica fantasticheria, in mezzo a sfumature tenui e prismatiche sezioni ambient. Così piene di pause, asimmetriche suggestioni e contemplazione sintetica, le nove composizioni per synth sono state scritte per essere suonate dal vivo, su supporto analogico, senza sovraincisioni o magie in post produzione. Una visceralità che spesso manca nei lidi ciclici della musica ambient.
Come se stesse per lanciare un incantesimo sottilissimo, Saloli – alla sua prima esperienza con la scrittura per synth – fluttua in mezzo a ipnosi di colori impalpabili, introspezioni modali, fantasticherie gelide e cantilene lunari in una suite prismatica di melodia contemplativa e comunione sintetica. Sintetizzatori uptempo con armonie synthwave, nostalgiche piano ballad tanto morbide quanto accorate, attimi dream vicini all’estetica eighties e accordi ariosi tra funky e sperimentazione elettronica: Saloli regala trame downtempo, immerse nella notte più ambient dell’anno.
Mary Sutton ha dato vita a una bellezza calda e serena, il suo anno zero, un debutto che tanto incontra la misteriosa elettronica del londinese Yamaneko quanto il minimalismo di Michael Klausman. La sensazione acquatica trasposta nel sound avvolgente di The Deep End muove una luce che si riflette nelle increspature dolci e canicolari di chi ha composto musica per una serie di concerti estivi presso una centro benessere di Portland, dove il pubblico era composto da bagnanti in una vasca idromassaggio. «Non avevo mai composto per synth prima di allora – spiega l’artista – ma volevo fare qualcosa che facesse stare la gente seduta, immobile ad ascoltare la mia musica, rilassata come in una sauna: questo era quello che volevo sentire». In questo spazio mentale la Sutton si è potuta riconnettere a Satie, dando vita a motivi ciclici. Nel mettere insieme sottilmente frammenti melodici, armonie pungenti e fraseggi, le ripetizioni sembrano sempre nuovi scorci musicali e sorprendono, sebbene suonino al tempo stesso in qualche misura familiari.
Dalla cadenzata delicatezza low-key di Barcarolle con un basso elettronico fluidissimo, e una melodia di synth capricciosa alle armonie iridescenti di Revolver, il sublimare l’atmosfera messo in atto da Saloli diventa il filtro perfetto per insinuarsi nel divertissement di estensioni e limiti che i suoi sintetizzatori simboleggiano. Una sorta di ambiguità musicale di ottima qualità che lascia all’ascoltatore la libertà di interpretazione. Il suono di Saloli avvolge e trasporta in uno stato emotivo fatto di macchine che parlano, empatizzano, soffrono e amano attraverso le mani umane della giovane maga di Portland. Un mesmerismo fatto di onde, modulazioni, fasi, oscillazioni e frequenze.
Amazon
