Recensioni

Potremmo sintetizzare in maniera brusca definendo Rebecca Foon – ovvero chi si nasconde dietro la sigla Saltland – la Sigur Rós del violoncello. Paragone surreale eppure calzante, ad ascoltare le texture dreamy, ambient e persino psichedeliche alla base di un disco d’esordio comunque in linea – per lo meno in termini di immaginario – con l’approccio dilatato di quei Thee Silver Mt. Zion in cui la Foon suona. Per capirci, mentre una collega di strumento come Julia Kent lavora in totale autarchia e pubblica un Character minimalista e sperimentale, la Foon opta per un’opera corale, estremamente stratificata, che riesce ad essere anche un disco di canzoni, testi e linee vocali comprese.
Quel che è certo è che la corte di personaggi di cui Rebecca si è circondata al momento di incidere ha avuto un notevole peso specifico nell’ottica del suono del disco, e non si può ridurre a mera comparsa: in primis il Jamie Thompson (Unicorns, Esmerine) chiamato al programming, alle percussioni e al signal processing e poi il sax di Colin Stetson in Golden Alley e I Thought It Was Us, il basso di Mishka Stein, le chitarre di Laurel Sprengelmeyer, il violino di Sara Neufeld e Alex Chow e l’apporto di Mark Lawson (già al lavoro con Arcade Fire) in fase di registrazione e di missaggio. Impossibile citare tutto l’armamentario messo in campo: tra kalimba, tromba, glockenspiel, arpa, dulcimer, tastiera, batteria, è tutto un ubriacarsi di sfumature e di livelli capaci di creare un magnetismo sonoro da manuale.
Se l’eredità del gruppo madre Thee Silver Mt. Zion la si coglie soprattutto nel crescendo esplosivo di I Thought It Was Us, il carattere suggestivo ed estremamente free form del suono spunta da ogni angolo: dal droning di archi alla base di Unholy al deserto di sale di But It Was All Of Us e al folk sciamanico di Colour The Night Sky. Con il violoncello che, nonostante la generale ricchezza di dettagli musicali, mantiene il timone della parte ritmica dando vita a un disco sospeso e immaginifico, sognante e indeterminato, in puro stile Constellation.
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