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6.7

Dancing Polonia è una balera immaginifica dove si ballano solo lenti, le luci sono soffuse e buttando un occhio oltre le tendine a fiori sulle finestre si vede lo spazio siderale. Potrebbe essere questa, in sintesi, l’idea che sta dietro il terzo disco di Mirco Mariani (Vinicio Capossela, Enrico Rava, Marc Ribot) e compagnia. I Saluti da Saturno mettono in ripostiglio l’optigan da pianobar dei primi due lavori e si buttano, dicono loro, sul “Free Jazz Cantautorale, lasciando la responsabilità strutturale delle canzoni al pianoforte, strumento per eccellenza della canzone d’autore farcita con velature e sfumature di Free Jazz”. Numi tutelari Secondo Casadei e Ornette Coleman oltre ad una manciata di ospiti (Arto Lindsay, Paolo Benvegnù, “Asso” Stefana, Vince Vasi) che rinforzano una tracklist tutta giocata su incroci di evocazioni ed atmosfere, tastiere assortite e coretti vaporosi, melodie dolceamare e guizzi elettrici.

Ma se l’eredità di Secondo Casadei si vede in un certa idea di canzone pop(olare) nobilitata, apparentemente semplice eppure complessa, con non poche fughe verso lidi inaspettati (l’esaltante ed afro-cosmica Ombra), più difficile invece è rintracciare il lascito del buon Ornette. Ma tant’è, bando ai dettagli: Dancing Polonia colpisce proprio per il suo tentativo di ridisegnare il pop italico in forma di ballata ad alta palpitazione emozionale e marchio autoriale. Meno, però, quando tale intenzione vaga con troppa impronta dalle parti di Capossela e dei suoi “strumenti inconsistenti” (Ondioline, Ondes Martenot e altri aggeggi). I Saluti da Saturno migliori sono, al contrario, quelli di un’ancheggiante title-track piena di luminescenze o quelli di Sete e il suo pianoforte che in chiusura spande glitter nell’aria. Le due classiche perle di un disco che ha tutti i crismi del giro di boa verso un chissà dove a questo punto necessario per evitare l’effetto déjà vu.

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