Recensioni

Brutto. Lo dico subito per togliermi il pensiero. Non è facile per uno cresciuto a pane e Evil Dead ammettere che il buon vecchio Sam ha fatto un film sbagliato, ma come direbbe Marcellus Wallace: “Questa è una verità di fronte a cui il tuo culo deve essere realista”. La memoria non mi inganna e ricordo benissimo che ci sono già stati quella sciocchezza con Kevin Costner, The Gift e Pronti a morire, che non gli erano proprio venuti benissimo, ma c’era sempre qualcosa che giovava alla causa e ti faceva chiudere un occhio. Ma stavolta l’occhio è duro da chiudere. Spiderman 3 è vittima del semplicissimo fatto che è appunto il terzo sequel della serie e che arrivati a quota 3 non ti puoi permettere di far vedere le stesse cose dei primi due. Devi far vedere di più. Si tratta in pratica della teoria dell’esplosione esponenziale che ha avuto il suo massimo rappresentante in Joel Silver, il produttore di grandi serie action anni ’80 e ’90 come Trappola di cristallo e Arma letale. La teoria è semplicissima e finanche condivisibile. Se giri il numero due di un film spettacolare allora il numero di sparatorie, di esplosioni e di morti ammazzati deve necessariamente essere superiore al primo film. Va da sé che la teoria funziona a scala e più aumentano i sequel più devono necessariamente aumentare questi elementi.

Se fai il numero 3 ci devono essere più cose del numero 2 che a sua volta deve contenere più cose del numero 1. E fino a qui nulla da dire. Il discorso non fa una grinza, ma essendo Spiderman un’icona nazionale (da qui la ruffianissima scena in cui Spidey passa davanti alla bandiera a stelle e strisce con tutti i newyorkesi che applaudono e inneggiano all’eroe) ed essendo un fumettone virato in film per fare super incassi (vedi anche il numero impressionante di sale in cui è stato proiettato. Praticamente nella prima settima o vedevi Spiderman 3 o andavi a mangiarti una pizza) di morti ammazzati non se ne parla proprio e le uniche cose che si possono aumentare a dismisura sono le scenette di corredo e i nemici dell’arrampicamuri. Questo terzo sequel ci è stato venduto così: Spiderman questa volta combatte da solo contro tutti. Contro L’uomo sabbia, Venom, il figlio di Goblin, il suo lato cattivo e pure contro Mary Jane che lo vuole lasciare. Quindi sulla carta c’erano tutte le premesse per una super baracconata degna del più atteso dei blockbuster, in un periodo tra l’altro in cui c’è grande concorrenza nel settore, vedi gli agguerritissimi Fantastici 4 che stanno per tornare, il terzo episodio di Johnny Depp come pirata e addirittura i Transformers diretti da Michael Bay che arriveranno per direttissima in tutte le sale a luglio.

Il problema è che Sam vuole necessariamente fare l’autore. Perché in fondo lui è un autore e non un pupazzo decerebrato nelle mani degli studios come un Emmerich o appunto un Michael Bay e allora si preoccupa di due cose che allargano a dismisura il film e complicano inesorabilmente la sceneggiatura: la psicologia dei personaggi e il registro fumettistico del film. In Spiderman 3 ci sono moltissimi personaggi e a tutti o quasi Sam cerca di dare un minimo di inquadratura psicologica. Ma se per inserire Gwen Stacy bisogna trattarla come una sciacquetta di terz’ordine che appare sì e no in un paio di sequenze, tanto valeva risparmiarsela.  Il massimo probabilmente lo tocca con Flint Marko e si inventa una trovata da telenovela per farlo rientrare in tutto il discorso inaugurato dal primo film. Per quanto riguarda il taglio fumettistico, assistiamo per tutto il film a continui cambi di registro, che vanno dalla commedia, al musical, dall’horror, all’action e addirittura al film strappalacrime nell’orribile finale. C’è da uscire pazzi a sentire l’uomo sabbia che fa quel discorso politicamente correttissimo  e chiede perdono a Peter dopo che per tutto il film ha cercato di ammazzarlo in tutti i modi possibili. Sprecatissimo anche Venom. Probabilmente come villain era troppo terrorizzante per la platea minorenne ma Sam e Ivan (il fratello che ha scritto insieme a lui la sceneggiatura e che per chi non lo sapesse è il buffissimo omino del marketing che nel film cerca di spiegare la pubblicità a J. Jonah Jameson) dovevano infilarcelo per forza.

In qualche modo questo terzo capitolo dell’arrampicamuri ruba le idee a Superman 2 e 3. Sto parlando di quelli mitici con Christopher Reeve. Dal numero 2 prende l’idea dei cattivoni che si alleano e combattono contro l’eroe. Va da sé che la joint venture tra l’uomo sabbia e Venom è sì fumettistica ma è anche un’occasione sprecata, in primis sul piano della sceneggiatura e in secondis sul piano spettacolare (e questo è gravissimo. Arriviamo al punto che nel finale il giovane Goblin ruba la scena a Spiderman). Da Superman 3 viene rubata l’idea della parte cattiva dell’eroe che prende il sopravvento. Quella del simbionte alieno che si impossessa di Peter Parker è un’altra idea presa dal fumetto che viene gestita male e menomale che questo doveva essere l’episodio più dark della serie. Può mai essere dark un Peter Parker con ciuffo anni ’80 e aria da fighetto londinese che balla per le strade di New York? No. E’ ironico e sopra le righe ed è buttato via come tanti altri elementi in quella macedonia che hanno chiamato sceneggiatura. Un film senza capo ne coda. Non suonarla più Sam.

Ps. Quasi dimenticavo di parlare dell’apparizione di Bruce Campbell. Per la verità nel film appare anche Stan Lee… silenzio assoluto in sala. Poi appare anche Bruce Campbell. Di nuovo silenzio assoluto. La gente è ignorante forte. Solo che poi il vecchio Bruce comincia a darci sotto e in sala i silenti di prima non riescono più a smettere di ridere. Chi conosce Bruce non sa a quali santi votarsi per renderlo più famoso di quello che è. Ora è noto solo presso gli appassionati e il pubblico dei blockbuster non lo conosce. Questa cosa è un delitto che grida vendetta al cielo. Se non proprio la trilogia di Evil Dead, forse troppo splatter, basterebbe guardarsi Bubba Ho Tep, dove il nostro fa la parte di Re Elvis da vecchio dimenticato in un ospizio ed è strepitoso. E tra i progetti futuri c’è addirittura un film in cui lui interpreta se stesso e viene rapito da un branco di trogloditi perseguitati da demoni e streghe, che lo rapiscono dopo aver visto i film di Raimi, convinti che lui li possa aiutare a liberarsi dalle forze infernali. Culto già sulla carta.

 

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