• Set
    10
    2013

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Fuori Classifica Edizioni Musicali

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Dovessimo menzionare un cantautore italiano che non è riuscito ad avere, in termini di seguito e di attenzione, ciò che ha sempre meritato, di certo diremmo Samuele Bersani. Nonostante la strada pop percorsa sin dall’inizio, complice un battesimo e uno svezzamento sotto l’ala protettiva del suo pigmalione Lucio Dalla, Bersani sarebbe forse riuscito a farsi ascoltare meglio integrandosi in quello che oggi chiameremmo “circuito indie”. Al di là delle hit note, delle quali Giudizi Universali e Replay sono i capofamiglia capolavori, la sensazione è che gli album di Bersani, intesi come struttura finita di un insieme di brani, non siano mai stati realmente accolti dal grande pubblico. Dedicato proprio a Dalla, Nuvola numero nove è un ennesimo tentativo di cercare di affondare un colpo netto nella produzione d’autore italiana, un ennesimo album capace di non tradire mai la poetica estremamente incisiva del suo autore pur aprendosi, in termini di sonorità, ad orizzonti contemporanei più recenti.

Un disco di rinascita che riesce a mantenere toni lievi, delicati, anche nel parlare amaramente della società e dei mali del nostro tempo (Chiamami Napoleone, D.A.M.S. sulla disillusione della vita di uno studente fuorisede a Bologna). Nuvola numero nove è infatti la traduzione di quello che in inglese è  “cloud nine“, ovvero il nostro “settimo cielo”. E’ lì che sta oggi Samuele Bersani, dopo aver trovato un amore nuovo, Desirée – che poi è la metà di EN & Xanax, prima hit di quest’album -, romanticissima rappresentazione in forma psicofarmacologica dell’incontro perfetto, quello pronto a sopportare e lenire in termini reciproci ogni ansia, ogni attacco di panico: “In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore / e su di me puoi contare per una rivoluzione.” 

Se i giochi melodici sono quelli tipici del cantato a cui Bersani ci ha abituati sin dall’inizio, l’album è ricchissimo di momenti che fanno pensare all’ultimo lavoro dei Baustelle, cosa evidentissima ne Il re nudo che non a caso vede la collaborazione degli Egokid di Piergiorgio Pardo e Diego Palazzo (il secondo già alla chitarra con i Baustelle). Non si perde la cifra stilistica classica di Bersani, ma sembra aprirsi, concedersi qualche lusso pop in più, senza tralasciare mai la qualità, riuscendo insomma a non perdersi in ingenuità. Resta il fatto che uno come Samuele Bersani va ascoltato e riascoltato perché la sua è una penna capace di andare a fondo, di rendere stratificato ogni pezzo, ogni racconto, con uno stile connotato e definitissimo in grado di aprire a molti universi autoriali degni di tanta musica d’autore italiana che fu.

7 Ottobre 2013
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