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7.4

All’epoca del precedente, ottimo Another Life avevamo definitivamente identificato in Arthur Russell il santino a cui ogni sera il canadese Sandro Perri volge le proprie preghiere. Come l’artista newyorkese, e alcuni altri dopo di lui (in primis Jim O’Rourke), Perri ha attraversato svariati generi musicali, dal post-rock all’ambient, passando per il folk psichedelico, e rimandendo sempre perfettamente riconoscibile. Un segno di indubitabile talento, che magari non gli farà conquistare mai una visibilità di primo piano, ma che lo porrà sempre tra gli artisti beneamati da una frangia d’ascoltatori esigenti.

Questo nuovo disco propriamente detto (il precedente di sole quattro tracce passava per EP) si slancia, come un nuovo cerchio concentrico più allargato, inglobando nuovi territori sonori all’interno della poetica del suo autore. Si parte con i sedici minuti di Time (You Got Me), fatta di chitarre slide, flauti bucolici e un ritmo cadenzato che ipnotizza, come un flusso di coscienza all’ombra di palme psichedeliche mentre si ascolta folk con un’anima. Un po’ una versione dilatata di Iron & Wine quando si dedica al soul. O una versione post-rock di gruppi psych hawaiani degli anni Settanta. Funziona perfettamente come un mantra dell’universo che potrebbe prolungarsi all’infinito, ed è il brano che dà la cifra attitudinale dell’intera playlist. Floriana prosegue sulla stessa tavolozza cromatica, ma aggiunge un tocco jazzato che fa tornare alla mente, per attitudine più che per realizzazione, un altro santino a cui Perri si è votato: Robert Wyatt. Una canzone apparentemente semplice, ma che a ben guardare risulta in realtà ben lucidata e oliata come la cassa armonica di un chitarra acustica. Si prosegue con il blues psichedelico di God Blessed The Fool e la più propriamente perriana delle tracce, Back On Love, che fa da anello di congiunzione vero, con le sue venature elettriche, con le atmosfere di Another Life. Il funky di Wrong About The Rain è poi una sorta di scacciapensieri agrodolce per serata uggiose che fa da apripista alla title track, brano che chiude definitivamente il cerchio tornando a calcare i sentieri dell’iniziale Time (You Got Me), riproposta anche nella radio edit di poco più di cinque minuti.

Un disco elegante, perfetto sotto molti punti di vista, che continua a mostrare l’enorme qualità compositiva di Sandro Perri, donando altre sei tracce calde, avvolgenti e suadenti incise in una poetica unica e ben definita. Siamo sicuri che ce ne saranno molte altre. Per fortuna.

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