• apr
    20
    2017

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«Tutti hanno una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta», sosteneva Gabriel García Márquez, scrittore colombiano e premio Nobel. Per i giovani e talentuosi Sara and Kenny potremmo giusto fermarci a quella segreta, poiché i due artisti italo-inglesi condividono, oltre all’amore quotidiano, la passione per la musica, cosa che li ha portati a salire insieme sul palco. Il duo folk-jazz formato da Sara D’Ippolito e Kenny Reichert fonde le armonie di jazz, ritmo latino-americano e musica popolare tradizionale dell’Italia meridionale (le sonorità della famosa Taranta). Con Familiar Rhytms i due musicisti si muovono sapientemente fra tenui arpeggi di chitarra, caffè consumati al volo, chiacchiere all’alba e un costante delicato senso di intimità: se dovessimo riassumere il disco del duo italo-britannico parleremmo proprio così, di casa, famiglia, mura conosciute e profumi ritrovati. Una vita privata che si rende pubblica senza per questo perdere la naturalezza e la meraviglia di quei gesti.

Questo loro secondo lavoro, dopo Spirit Of Gold uscito nel 2015, è un bozzetto dai colori vivissimi e dai contorni definiti sapientemente: una miscela di jazz e musica tradizionale capace di sfidare l’idea convenzionale di melodie divertenti senza spessore. La complicità tra i due è evidente, non solo nel suono, ma anche nella scelta di lasciare il respiro all’altro, in una interpretazione intensa ed emozionante tra vocalising e fingerpicking. Nati dal meltdown della passione per la chitarra classica dell’una e delle sonorità jazz dell’altro, Sara and Kenny impastano una sofisticata miscela di stili, richiami e sapori: proprio come una ricetta casalinga, tramandata di generazione in generazione, il loro Familiar Rhytms spazia dal folk à la Neil Young passando per i momenti etnici di cui si diceva poche righe più su. «Words are just empty vessels», cantano nel delicatissimo contrappunto di Words, sottolineando l’inefficacia di un mondo inteso come vuoto contenitore, parallelo di una scena musicale irreale se priva di un contenuto profondo. Con la grazia matura di Suddenly e Cascades si raggiungono i momenti più alti del disco, morbide cadute su tappeti pizzicati e armonie vocali in perenne equilibrio tra fragilità e resistenza. Mentre Kenny crea col suo strumento un corpo sinuoso di suoni e armoniche, le vibrazioni regalateci dalla voce di Sara, sempre cristallina e soavemente controllata, toccano il nostro passato, suscitando nell’ascoltatore ricordi d’infanzia e profumi lontani.

Una collaborazione distinta che si basa sui punti di forza dei due – la voce di Sara e il talento con le corde di Kenny – e crea un suono proprio, definito, potente, forte della politica di maneggiare la voce come strumento. Nelle infinite poliritmie dei due, si staglia un chiarore artigianale non certo sinonimo di bassa qualità o soluzioni semplicistiche. Un’urgenza gentile, quella contenuta in Familiar Rhytms, dimostrazione di come si possa fare molto anche senza ricche sovrastrutture, prediligendo momenti acustici costruiti attorno a pochi e semplici accordi. Quei pochi e semplici accordi che riescono a fare la differenza.

18 luglio 2017
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