Recensioni

Malinconico e dimesso, questi gli aggettivi migliori per descrivere le atmosfere raccolte in questa prima avventura solista di Sara Lov, famosa per essere la vocalist degli americani Devics.
Prerogativa di un certo indie pop “autoriale” è quello di
giocare con canoni di costruzione melodica classicissimi che diventano
trampolini di lancio negli olimpi della bellezza quando la scrittura è
veramente ottima.
La cifra stilistica di questo Seasoned Eyes Were Beaming è un sadcore emotivamente genuflesso che perde inesorabilmente la sfida di
abbracciare l’ascoltatore e trascinarlo dentro ai suoi paesaggi desolati
principalmente per il fatto che il canovaccio utilizzato nella forma canzone è
supportato da un livello solo mediocre di scrittura che ahimè mostra il lato
proprio nello scorrere monocorde e senza passione del disco.
Ci mancherebbe, la voce della cantante è sempre
meravigliosa ma la sensazione è la stessa di osservare un oggetto bello ma senza
alcun scopo: si pensa a quanto sia esteticamente carino ma altrettanto
soprassedibile e inutile.
E quando manca la brillantezza e ti rendi conto di
quanto queste dieci canzoni scorrano senza colpire, viene da rimpiangere quei
primi Devics dove malinconia faceva
rima con layout commoventi, con un sentirsi avvolti che permeava la mente e
andava dritto al cuore.
Persino nei momenti in cui il compare d’avventure Dustin O’Halloran si aggiunge alla
partita (e sono ben 3 su 10), manca lo spunto, la virgola decisiva, il candore
necessario ad aumentare l’interesse in ciò che si ascolta.
Quando un passo solista sembra raccogliere le bside anoressiche del gruppo madre, c’è da
preoccuparsi.
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