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Chi ha letto almeno un romanzo di Elena Ferrante, scrittrice partenopea dall’identità misteriosa, sa perfettamente come la sua scrittura sia capace di rendere visibile l’immaginario in cui ogni storia è ambientata; luoghi e personaggi si possono toccare, e la pagina respira di vita propria aggredendo elegantemente, con un’irruenza inaspettata. Fedele a queste caratteristiche è anche L’amica geniale, primo capitolo di una tetralogia pubblicata a partire dal 2011 (gli altri sono Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi restaStoria della bambina perduta), ambientato in un rione napoletano del dopoguerra: qui vivono Elena Greco e Raffaella Cerullo, Lenù e Lila, due bambine molto intelligenti stregate dalla voglia di fuggire via, nel fantastico mondo dove non esistono costrizioni sociali, ma soltanto uno slancio di libertà. Vorrebbero godere pienamente della loro amicizia, della spensieratezza dell’età, del tempo che serve a coltivare un sogno, eppure sono ostacolate da famiglie troppo modeste che non vogliono pagare gli studi o dalle rigide regole di comportamento dell’epoca.

Il resto, se avete preso in mano il testo originale, diventa l’epopea che tutti hanno amato e che sarà presto sul piccolo schermo grazie all’adattamento firmato Rai, Tim Vision e HBO in forma episodica. La portata dell’evento, considerate le forze creative e produttive coinvolte, è stata testata durante la Mostra del Cinema di Venezia (dove abbiamo potuto vedere in anteprima i due episodi iniziali, entrambi concentrati sull’infanzia delle protagoniste), con successo; d’altronde la qualità dell’opera richiedeva un palcoscenico da grandi occasioni, e così è stato. Sullo schermo gigante della Sala Darsena i giochi di Lenù e Lila non sono mai stati così coinvolgenti, l’atmosfera mai così elettrizzante.

Il merito va certamente al lavoro di lettura e traduzione del testo, con questa idea – azzeccata – di restituire in forma di teatro, con set ricostruiti da zero e il tono del melodramma, le avventure delle bambine; Napoli è un miraggio, la realtà oltre il confine del fantastico, mentre il rione è palcoscenico di violenza e tenerezza,  e non c’è – al momento – regista italiano più abile di Saverio Costanzo nel creare questa strana, inquietante miscela di calore e minaccia. In un ambiente che è un po’ la summa dell’umano, un concentrato di vitalità, filtrato dallo sguardo di chi sta imparando a osservare.

Sotto il cielo grigio e il mattone dei palazzi, le due eroine de L’amica geniale iniziano il loro viaggio verso l’adolescenza: ad accompagnarle le note di Max Richter (il compositore britannico è l’ennesimo colpo di questa ambiziosa produzione), la forza delle giovanissime ed esordienti interpreti, Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, e la scintilla già accesa dalla Ferrante che troverà – almeno dalle premesse – il giusto compromesso con la serialità moderna. Ora non ci resta che attendere con ansia i nuovi episodi.

1 Ottobre 2018
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