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Schoolboy Q, stage name di Quincey Matthew Hanley, è parte della crew Black Hippy, formata anche da Kendrick Lamar, Ab-Soul e Jay Rock. Crew che da qualche anno sta rivoluzionando il volto dell'hip hop a Los Angeles e, dopo la firma con la Interscope, probabilmente destinata a diventare la next big thing anche da questa parte dell'oceano. Kendrick Lamar è sicuramente stato, almeno finora, la figura di spicco del gruppo. Merito sopratutto del suo debut dello scorso anno, Section80, un disco hip hop dai due volti: uno oscuro e introspettivo, l'altro svaccato e vizioso, tutto supportato da un'angolatura personale del 'qui e ora' che finisce poi col divenire generazionale. Così è anche questo Habits & Contradictions, che segue a distanza di un anno il primo mixtape di Q, Setbacks, e che lancia il rapper tra le punte di diamante Black Hippy. Il volto impietrito di Quincey sulla cover, come quello di una vittima impotente e fuori controllo, la dice tutta. Nichilismo, vita di strada, erba, criminalità, ragazze e party. I soliti cliché, direte voi, ma in questo caso tutto è filtrato dagli occhi di Q, che con più che discreta abilità dipinge una sua visione della realtà paranoica, borderline, schizofrenica e oscura, vissuta tra le gang locali ma in disparte, sicuramente ben lontana dai finti clamori e glamour dell'hip hop moderno.
Q è essenzialmente un MC nel senso classico del termine, forse meno 'autoriale' rispetto a Lamar, ma che possiede un flow più versatile che sa passare dall'euforia estatica (There He Go) alle più tetre delle riflessioni (Blessed, feat proprio con Lamar) e anche a pezzi totalmente anestetizzati (How We Feeling). Molta attenzione è stata posta in fase di produzione, la quale straborda di nomi che vanno da membri di Digi+Phonics a THC e Lex Luger; i beat sono infatti grande parte della riuscita di questo disco: mai banali, con bassi pieni che arrivano forti allo stomaco, stratificati al punto di riuscire a scoprire elementi nuovi col passare degli ascolti, ma soprattuto attenti a discostarsi dalla plasticità inconsistente di molte produzioni moderne. Anche quando Schoolboy si avventura in numeri azzardati e forse evitabili, come la rivisitazione/solo-dissing di Niggas In Paris di Jay-Z e Kanye West, Nightmare On Figg St., il beat incattivito ne salva perlomeno il risultato finale. La scelta dei sample poi parla chiaro: questo non è certamente un disco di nicchia destinato ad un pubblico esclusivamente black. Basti considerare le scelte di Portishead (Cowboys in Raymond 1969), Menomena (Wet And Rusting in There He Go) e addirittura Genesis (Firth Of Fifth in Gangsta In Designer) per capire che anzi, questo è un disco pensato per arrivare ad un pubblico più ampio.
Il pezzo che scotta di più sui piatti dei dj, e probabilmente anche uno dei singoli dell'anno, è sicuramente Hands On The Wheel, con A$AP Rocky. Il beat estatico è costruito sul sample di una versione della folk singer Lissie di Pursuit Of Happines, canzone originariamente prodotta da Kid Cudi nel 2010, altra grande promessa mai realizzata e che ha sofferto molto delle scelte sbagliate in ambito di produzione. 'Life for me is just weed and brews', ripete qui Quincey, mentre il cerchio si stringe stretto intorno alle aspettative del debut su major: reggerà la pressione?
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