Recensioni

7.5

Li riconoscete quei groove targati IDM sotto forma di suoni acquosi, giapponeserie, sound lussuriosi, clangori di metalli qua e là, ambienti psych preinfanzia e forse prenatale? Riferimenti plasmati con cura e rispetto: Mu-ziq, Global Communication, Autechre, Orb e Aphex Twin, tutta la crème della listening music elettronica dei primi Novanta rivista sotto lo sguardo morbido ma deciso del dub-step.

La quarta torre ha il suo guardiano. Se Benga muoveva verso l’house, Burial rifiocinava il 2 step,  Pinch ribaltava il dancehall (vedi anche Boxcutter), il timido ma influentissimo produttore Paul Rose (gestisce sia HotFlush e la più carbonara Bassn)  dilata la materia alla luce della lezione albionica targata Warp e Planet Mu e colpisce nel segno con immarcescibile classe. Roba degli inizi che in più di un’occasione s’è detto essere importante quanto la nuova declinazione dell’underground.

A Mutual Antipathy è quel disco che meglio non poteva chiudere il quadrilatero dei magnati del genere. L’esordio meno esordio che si possa immaginare. Nulla sentirete in queste tracce se non il tocco morbido e sostanzioso di un piccolo grande maestro, personaggio anche distante da Londra e perciò maggiormente libero di marinare tutte le spezie.

A Berlino Rose infatti ha trovato il giusto equilibrio riprendendo un filo che sta diventando veramente consistente, guardando prima al passato e poi verso la città dei motori: iniziate l’ascolto con Ruptured, quel mulinello di Autechre altezza Ep7 e Aphex Twin ambientale, sentite quella cassa come apre e chiude le melodie lunari. Passate alla frustata dub in downtempo Twitch che campiona legni e palline e li mette in giochi di echo e repeat. Sfociate poi nel synth carpenteriano di Stolen, tra campionamenti d’acqua e gemiti, che apre a un ideale mood à la On (riferimento ovviamente l’esordio di Aphex Twin appena orfano di Middleton).

Non occorre altro: anzi no, se volete all’inizio dell’album si campionano oculatamente percussioni nipponiche e Poppies in chiusura cita pure Richie Hawtin (quella voce transistorizzata), ecco, ci siamo, il riverbero ragga fa spola diretta con Detroit dove pare magicamente ricongiungersi con un altro grande in un altro continente, Rob Modell. Minimo comun denominatore: un dub-tech dal quale non vogliamo liberarci.

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