• Set
    01
    1991

Classic

Domino

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1991, The Year Punk Broke. Così recitava il titolo di un celebre documentario di Dave Markey su Sonic Youth, Nirvana e Dinosaur Jr., e quello fu proprio l’anno in cui finalmente, dopo aver covato sotto la cenere, esplose il fenomeno dell’alternative rock, in buona parte grazie alle band protagoniste di quel film. In settembre usciva l’album che avrebbe sancito l’inizio della nuova era, Nevermind; in contemporanea Lou Barlow, il reietto del Dinosauro, dava ufficialmente il via a una nuova avventura che avrebbe a sua volta istituzionalizzato un ulteriore mondo sotterraneo (una sorta di underground dell’underground, se volete). In realtà, già da diverso tempo l’ex bassista aveva trovato un’intesa con il vecchio amico Eric Gaffney – chitarrista, batterista, autore e “terrorista musicale”, nelle parole di Barlow – inaugurando dapprima i Sentridoh (1987), poi appunto i Sebadoh, sigla sotto la quale erano uscite le due cassette The Freed Man (1989) e Weed Forestin’ (1990), raccolte di folk song casalinghe, sound collage amatoriali e giochi con i nastri dei due; ma soltanto con l’inserimento di Jason Loewenstein (a sua volta chitarrista, batterista e autore) e un accordo con la Homestead il progetto prese effettivamente, da esperimento di home recording qual era, la forma che ne consentì partenza ed evoluzione negli anni, fino allo stop del 1999 – interrotto da sporadici tour acustici e relative voci di ripresa.

Quello di III è un gruppo rock come probabilmente se ne vedevano pochi nel 1991, un mostro a tre teste basato su un equilibrio quanto mai precario (allergico alla routine, Gaffney abbandonerà nel giro di un paio d’anni, non senza aver lasciato il segno), tanto che in questo caso la diversità e la varietà compositiva sono un’inevitabile conseguenza ancor prima che un difetto. I ventitre brani del disco costituiscono un mosaico schizofrenico e imprevedibile, in cui l’indie-emo, l’hardcore e il folk dolente di Barlow (in The Freed Pig, God Told Me e Total Peace c’è tutta una carriera) convivono con i folli esperimenti psych di Gaffney (i quasi sette minuti conclusivi di As The World Dies The Eyes Of God Grow Bigger, o le altrettanto stranianti Violet Execution e Supernatural Force), con un Loewenstein non ancora perfettamente inserito (vedi il jazz-noir di Smoke a Bowl, il country “nirvanico” Black Haired Gurl e Hoppin’ Up And Down, in odore del primissimo Lanegan solista –  ma il suo apporto diventerà significativo soltanto in seguito); ad intorbidire ancora di più le acque, accanto a questa nuova impostazione “rock” riaffiora in coda all’album l’impronta collagistico-acustica delle prime cassette (Hassle, No Different, Spoiled).

Una specie di White Album dell’indie rock, insomma; di lì a poco verrà il Sgt. Pepper’s del caso –  ovvero Slanted & Enchanted dei Pavement –  e il resto, come si dice, è storia. Ma il valore di III, più che musicale – per chi scrive, i Sebadoh il meglio lo avrebbero dato nel post-Gaffney con Bakesale (1994), quando non ancora prima con la tripletta Vs Helmet / Rocking The Forest / Bubble And Scrape (1992-93) –  è storico-ideologico: con questo disco il lo-fi irrompe nell’alternative in maniera esteticamente fondante, non più – non solo – come una mera necessità legata alla carenza di mezzi; da allora in poi la bassa fedeltà sarà uno stile, ed essere sgangherati e disgraziati diventerà –  perversamente – tanto cool quanto, per dire, i Sonic Youth. Ma, a sentire un recente Lou Barlow, c’era anche qualcosa in più: “Sentivo che la musica underground era diventata mono-dimensionale, rumorosa, e la mia reazione a ciò fu di prendere in mano una chitarra acustica. Sapevo di percorrere la via giusta, anche se la gente diceva che ero una ‘fighetta’: piano era il nuovo forte” (da un’intervista a Mojo). Parole che, seppur nel tipico stile vittimista e autocommiserativo del Nostro, suonano maledettamente bene.

La ristampa expanded targata Domino dell’estate 2006 arriva a suggellare l’attuale momento di rivalsa dell’indie, mentre Barlow continua a girare il mondo coi riformati Dinosaur Jr e annuncia un tour autunnale con Loewenstein, che a sua volta aveva fatto alcuni concerti con Gaffney nel 2005. In attesa di una – a questo punto fin troppo prevedibile – reunion, ecco intanto un cd extra che include lo storico EP Gimmie Indie Rock del 1991 (ça va sans dire, l’inno di una – un’altra – generazione) e qualche imperdibile oddity come Showtape ’91 (umoristico collage di false presentazioni del tipo: “i salvatori dell’alternative rock, i vostri fumatori d’erba preferiti, Jason, Eric e Lou, i Sebadoh!”); ma che in realtà consta per la maggior parte di demo di Gaffney, quasi a ribadire che Sebadoh non è mai significato soltanto Barlow. Di fronte al ritrovato riconoscimento del pubblico, siamo sicuri che all’occhialuto Lou non dispiacerà più di tanto.

8 Luglio 2006
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