Recensioni

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È sempre stato decadente SebastiAn, come lo sono peraltro tutti gli artisti dell’ultima generazione french touch: vedi ad esempio Justice, Kavinsky e Breakbot. Prendere il testimone di uno stile che si rifà a un passato storico determinato da paletti inscalfibili, è un’operazione ad alto rischio di barocchismo o autoreferenzialità. SebastiAn prova quindi a rimettersi in gioco, dopo l’esordio Total del 2011 che raccoglieva molti dei primi singoli su Ed Banger, rielaborando il lutto di un’epoca che non esiste più (quella dei rave dipinta magistralmente in Eden da Mia Hansen-Løve) e adattando il suono dance gallico all’aujourd’hui meticcio e contaminato da sonorità off-dancefloor.

Molti collaboratori riescono a svecchiare la proposta: si va dal coro a cappella in Better Now, che rifà i Beach Boys con il featuring di Mayer Hawthorne, alla sensualità dell’illustre Charlotte Gainsbourg in Pleasant, passando per raffinate demenzialità pop con gli Sparks in Handcuffed In A Park Meter. In solitaria poi nell’omaggio alla città dell’infanzia Belgrado (Beograd), take d’effetto sulla f-touch chiuso grazie a una magistrale coda di archi nostalgica e melò, passando poi su spiagge desolate nell’elegia in vocoder di Devokya.

Dai baci nella copertina del precedente full length, il francese cambia iconografia, e decide di proporsi con i pugni (presenti anche nel video della title track girato da Gaspar Noé). Una maturità che si esprime con la spocchia disincantata di un mondo over 35, alieno dal “volemosse bene” dei primi anni ’00, che punta a ritrovare – non senza alti e bassi – una via personale per una proposta musicale dance di qualità. La coda dell’house francese parla oggi con la voce di Sebastian Akchoté (e con quella della Ed Banger), senza ostentare pubblicità inutili su passerelle di prêt-à-porter di dubbio gusto. Bentornato, Seb.

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