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Sembra esserci negli ultimi tempi una certa tendenza piuttosto sovversiva in seno alla musica afroamericana: sovversiva proprio perché appare in netto contrasto con i canoni (e anche i tabù) del suo abituale immaginario di riferimento; stiamo parlando di tutta una serie di artisti omosessuali (o transgender, bisessuali, ecc.), prevalentemente neri, come Frank Ocean, Mykki Blanco, Le1f, Young Thug (e nel discorso potremmo inserire anche ANOHNI), che mutuano per la loro proposta tutta una serie di riferimenti musicali in netta contrapposizione con l’immaginario e le problematiche che promuovono. Il machismo del hip hop, l’originaria carnalità rigorosamente eterosessuale dell’R&B, la sacralità del gospel, premesse che paiono insomma presumere un’insanabile frattura e un categorico rifiuto nel prestare le proprie strutture e modalità espressive ad artisti omosessuali o più semplicemente (e molto furbamente) ambigui, come nel caso dell’ultimo No, My Name Is JEFFERY.

Certo sarebbe eccessivamente semplicistico ed ecumenico raggruppare tutti gli artisti che abbiamo nominato sotto l’unico grande comune denominatore dell’omosessualità. È comunque innegabile che però una chiave di lettura anche in questo senso sia inevitabile e per certi versi decisamente calzante, quand’anche non definitivamente esaustiva. In questo discorso si inseriscono anche due uscite apparentemente “minori” a livello numerico ma (diversamente) valide per avere un quadro più completo di quanto detto. Stiamo parlando dell’EP di esordio di Serpentwithfeet, uscito per Tri-Angle, e di Serpent Music di Yves Tumor per PAN. Al di là delle facili battute maliziose sulla comune radice rettiliana tra titoli e moniker, i due artisti queer sono collegati tra loro da una comune ricerca di evasione: intimismo e sublimazione (in una cornice di pomposa teatralità) il primo, creazione di paradisi esotico-artificiali il secondo.

Blisters EP, 20 minuti di esordio spalmati su 5 tracce, vede Serpentwithfeet tratteggiare abbastanza esaustivamente quello che è il suo mondo (musicale e non): suggestivo moniker di ascendenze bibliche, look un tantino eccessivo, tatuaggi e passione per l’occulto, totale assenza di sopracciglia, septum non proprio sobrissimo, formazione classica, avventure frammentarie tra funk, r&b e pop, una voce strepitosa e un innegabile gusto per il kitsch; la cover in cui il nostro eroe si accinge ad allattare un fagotto di stracci è già piuttosto indicativa in questo senso. Sinfonico e impostato, monotono ma d’effetto, l’ascolto di questo EP richiede impegno, attenzione e lyrics a portata di mano. Può risultare a tratti ridondante ma ha un’idea artistica (o artistoide) a sorreggerlo di innegabile validità. (Voto 6.0)

Serpent Music di Yves Tumor abbandona invece completamente la centralità della voce per perdersi in orge di campionamenti, field recordings, parentesi ambientali e suggestioni esotiche ed erotiche. Il tutto è vagamente narcolettico e strinato da una psichedelia black macchiata di soul (The Feeling When You Walk Away) magari un poco manierista ma di sicuro effetto. (Voto 6.7)

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