• set
    01
    2012

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Universal

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“Never Mind The Bollocks”, “The Great Rock And Roll Swindle”: “non date retta alle stronzate”, “La grande truffa del rock and roll”. Che insieme, fanno “The Great Rock And Roll Bollocks” ovvero le grandi stronzate del rock and roll. Come il fatto che i Sex Pistols abbiano inventato la punk rock music. “Never Mind The Bollocks” versione deluxe – con quattro tra DVD, cd di b-sides e cd live – ci dà la perfetta scusa per tornare sui tanti temi della storia legata ai Sex Pistols, una band nata segretamente nel 1972 con il nome di Strand. Un gruppo di ragazzi confluiti al SEX, il negozio di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, che già dal 1971 si era fatto crocevia dell’importazione della cultura Teddy Boy, diventando poi la fucina di un rivoluzionario fenomeno assieme musicale e culturale.

Come si sa, centrale fu la figura del McLaren, manager tuttofare e fashion seeder, che proprio per i Pistols, prima che alle audizioni si presentasse Mr Rotten, individuò in Sylvain Sylvain (New York Dolls) prima e in Richard Hell poi, il cantante ideale. Dimostrazione di come i Sex Pistols, ancora prima di esistere formalmente, furono spinti ad incarnare una studiata avanguardia in terra inglese, qualcosa che stesse tra i cliché del glam rock e un superamento in direzione Lower Manhattan, quartieri in cui Hell, appunto, ma anche i Television, stavano dando vita a quello che sarà identificato come il prodromo punk per eccellenza.

Del resto, cruciale fu anche la band con tutti i suoi protagonisti: Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook e Glen Matlock, poi sostituito da Syd Vicious, ragazzi che non inventarono il punk – quelli furono i Ramones – ma ne forgiarono, di fatto, una variante’n’rolling, un ritorno alla tradizione r’n’r americana, la stessa alla quale attinsero i protagonisti glam (gli Spiders From Mars di Ziggy Stardust / David Bowie, i T-Rex), dunque un ritorno deciso alle distorsioni sixties (i Sonics e la Nuggets generation), al suono degli Stooges e agli Who dei quali, ricordiamolo, la band amava suonare Substitute, brano coverizzato pure da Joey e co. e dunque la miglior dimostrazione che le “liaison dangereuse” anglo-statunitensi erano ancora in grado di rivoluzionare il music biz.

Già. I Pistols furono veramente quell’esperimento di music marketing perfettamente riuscito e più di un parallelo si può tracciare avanti e indietro nella storia del rock. Pure i Nirvana si trovarono capostipiti di una scena di cui erano i protagonisti meno rappresentativi. Grazie a loro, il mercato indipendente tornò all’attenzione delle major e del grande pubblico, e parliamo di quello stesso mercato che i Pistols contribuirono a creare a suon di Do It Yourself.

McLaren e Westwood, il situazionismo e la serialità warholiana, mettono la ciliegina finale, cristallizzando la ribellione in un gesto universalmente individuabile e riconoscibile e demarcando la storia con un prima e un poi. La vera controcultura, il pensiero anarchico insurrezionalista, l’ideologia antitatcheriana, l’autogestione, la violenza delle curve, i Casuals, sono pertanto alcune delle tante implicazioni di Never Mind The Bollocks, il grande spartiacque e ancora una ripartenza a suon di anthem rock and roll. Dodici canzoni contro i capisaldi della borghesia mondiale. No good. No nice. No fun.

Con quell’album, i Sex Pistols ruppero le acque, per dirla con Rotten. Sfondarono il muro di un decadente prog rock, ne recisero le velleità neoclassiche e vi opposero una studiata propaganda anarchica attraverso un veicolo sonico tutt’altro che approssimativo. Nel master finale, prodotto da Chris Thomas – che, tra gli altri, aveva lavorato con i Roxy Music –, rientrano tutti i trucchi dello studio registrazione dall’epoca, dai Beatles e Spector in avanti. Le chitarre vennero stratificate, spezzettate e ancora re-incise, così le parti vocali e la batteria. Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols è un album “orchestrato” che scontentò il solito Rotten e trovò nei bootleg dell’epoca (tra i quali ricordiamo Spunk, uscito poco prima de fatidico 27 ottobre 1977), un corrispettivo meno potente, graffiante e amplificato. Un’altra faccia della band – prodotta da Dave Goodman – che del resto si rivela preziosa lungo i due bonus cd del box: da una parte le radici americane sono più evidenti (New York, Unlimited Edition, ovvero la pre-EMI), dall’altra emerge lo humor originario, quello scazzato e provocatorio che puntava diritto al fianco sensibile della generazione dei Padri (il demo ritrovato di Belsen Was A Gas, la cui Belsen – il campo nazista – è citata anche nella più famosa Holidays in the Sun), che verrà di lì a poco sostituito da un ghigno feroce.

Nel tour USA, infatti, lo statement della band sembra essere uno solo, un grosso HATE: l’odio sacastico che ritroviamo, a preambolo, nella maglietta “I hate Pink Floyd” indossata da Rotten all’audizione dei Pistols, quello ideologico nei confronti dei reali padrini – quelli veri – del punk, sfocia nella disperazione di un periodo storico dominato da forti contrasti generazionali, dalla crisi economica (meravigliosamente documentato da Julien Templein The Filth And The Fury) e dalla fine dell’ideologia. La storia ha prodotto i Pistols e la storia se li rimangia. Nevermind The Bollocks sta nel mezzo: prima della fine di tutto (no future), con e grazie a Thomas, la band spedisce ai posteri un’arrogante, distorta (ma orgogliosa) idea di inglesità, un portato più reale e potente della Regina, un messaggio che entrerà a pieno titolo nella cultura e nella tradizione popolare del Paese, un onore ben più alto dell’inserimento nel (boicottato) rock’n’roll Hall Of Fame. Come dire che odio e distruzione sono gesti profondamente liberatori, potenti veicoli di rinascita (il Post-Punk, i PiL di Lydon ecc.).

Non ultimo, Never Mind The Bollocks il ritorno al rock and roll e il suo superamento – porta diritte Anarchy In The Uk e God Save The Queen tra le cover preferite di gente come Mötley Crüe, Green Jelly, Motorhead, Megadeth, Anthrax e Bathory. Senza i Pistols, nemmeno il metal sarebbe stato lo stesso e persino gli AC/DC, dopo un viaggio vacanza in Inghilterra nel 1975 e dopo aver visto Pistols di allora, decisero di tornare in Australia e di accelerare i ritmi e l’approccio al boogie.

25 Settembre 2012
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Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols

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