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“Anticalcio”, nell’italico gergo della “pedata”, è l’infame appellativo che marchia a fuoco ogni giocatore, squadra, o anche semplice situazione di gioco, che cozzi contro l’estetica e risulti indigesto ai sopraffini palati amanti del bello. Perché anche lo sport è campo che anela alla sua peculiare sezione aurea.

L’Anticalcio dei Sex Pizzul, però, è tutt’altro che un pullman parcheggiato sulla linea di porta, un catenaccio votato esclusivamente alla difensiva, un 6-4-0 di nereorocchiana memoria: è, anzi, un gioco all’attacco fatto di verticalizzazioni fulminee e partecipazione in massa alle azioni offensive, per andare dritti alla meta e concretizzare il prima possibile. Fate conto un Zeman dei bei tempi andati ma senza le proverbiali amnesie nel reparto arretrato, ché scoprirsi è un attimo e a prendere gol ci vuole meno di zero. Il trio fiorentino lo sa, e infatti col terzo album si è coperto alla grande, ma giocando d’anticipo e difendendo alto. Ora, non vorremmo indugiare troppo con le metafore calcistiche, ma è pur vero che con un nome e un titolo così la cosa viene spontanea e si potrebbe andare avanti a oltranza (come ai rigori…ehm). Specie poi se la copertina è un irriverente maquillage di richiami all’iconografia calcistica, con tanto di mascotte di Italia ’90 in versione diabolica al centro della scena; e specie se i brani si chiamano Dribbling, Remuntada e Cholito (con riferimento all’attaccante argentino, ex Fiorentina ma mai troppo amato dalle parti della Fiesole, Giovanni Simeone, figlio del grande Diego). Ah, e il primo disco, pubblicato tre anni fa, si chiamava Pedate, tanto per restare in tema.

Irene Bavecchi, Francesco D’Elia e Simone Vassallo presentano la loro formula come «mundial-disco-punk», un mix pazzoide e fortemente 70s arricchito da nuance elettroniche, psichedeliche, afrobeat, samba e arabeggianti, con cori da stadio assortiti a fare da sfondo; un vortice che travolge fin dall’iniziale Mounir e che favorisce balli selvaggi fuori controllo e a rischio suppellettili di casa con Mosquito e Knight Move. Uno dei due estratti è stato il succitato Dribbling, che però non è un brano originale ma la cover – ancorché profondamente rimasticata – del maestro Piero Umiliani, già sigla negli anni ’60 dell’omonimo programma sportivo in onda sulla RAI e che nella versione della band toscana è stata scelta e utilizzata da Radio Popolare come sigla delle dirette della nazionale femminile di calcio ai recenti mondiali in Francia.

Prodotto dai Sex Pizzul insieme a Leo Magnolfi (e con la supervisione affidata a Cristiano Crisci), il sophomore della formazione gigliata è la proiezione sonora del «loser in cerca di riscatto, squadre sull’orlo del baratro che nel giro di cinque minuti compiono l’impresa della vita». Ma qui l’improvvisazione è bandita, la squadra scende in campo (ops…) conoscendo a memoria lo spartito e ce lo canta senza stecche. Chissà che ne direbbe Arrigo Sacchi…

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