• lug
    22
    2016

Album

Honest Jon’s

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Nell’apparente accostamento tra opposti al limite dell’ossimorico, e pure per dinamiche sonore, struttura, finalità, modalità, questo Devotional Songs potrebbe ambire a titolo-panacea per tutti gli orfani dei Coil e di un certo modo di intendere la musica. Da un lato l’elettronica, mai fredda o distaccata ma quasi sempre sviluppata come fosse una estensione emotiva, viva, quasi pulsante nel proprio sentire e fluire, capace di abbracciare un range amplissimo di input e riferimenti del producer inglese trapiantato a Berlino; dall’altra una “performatività” espressiva esplosiva e ad ampio spettro che passa attraverso vari registri – dal falsetto a un declamato enfatico e possente, da svolazzi quasi rococò a passaggi da sciamano pronto al rituale – del cantante siciliano di stanza a Londra. In mezzo, il nomadismo reale, ma anche e soprattutto psichico, di entrambi, che si fa collante per questa inattesa, fuorviante, spiazzante collaborazione che (ri)crea un mondo sonoro fatto di frattali caleidoscopici, centrifughi e apparentemente inconsci, così come capaci di indicare le vaghe coordinate di una specie di personalissima topografia esoterico-ritualistica, circolare, retro-futurista, ben rappresentata nella copertina badtripiana.

In Devotional Songs l’elettronica e le voci vanno di pari passo, senza superarsi o cozzare in maniera conflittuale: si fondono in un mantra unico per cui recitano a soggetto, elaborando, nelle quattro lunghe tracce in cui è suddiviso il disco, un percorso allucinato che tra umori cangianti e applicazioni piuttosto eterodosse si rivela un continuo zigzagare tra tempi e spazi, privo di un centro aggregante evidente che non sia l’immane, magmatica, onnivora e inarrestabile creatività dei due protagonisti (coadiuvati in realtà da Raphael Meinhart e Takumi Motokawa), disperso nella percezione dell’ascoltatore. Convivono così naturalmente rimasugli wyattiani e reminiscenze prog, accenti technoidi e movenze tribali, influssi da magick circle e squarci operistici, distese oniriche e spiritualità pagano-urbana, al punto che chi scrive non si stupirebbe affatto se in un futuro non troppo lontano fossero proprio queste musiche a fornire la base liturgica per una nuova religione sonora. A pensarci bene, proprio ciò che succede(va) coi Coil. Centro totale, se non si fosse capito.

15 Ottobre 2016
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