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Per chi non lo sapesse, Shane Black è una delle personalità di Hollywood che ha contribuito a ridefinire il concetto di buddy movie al cinema. Sceneggiatore esperto, dal folgorante esordio di Arma Letale (in cui riprende l’intuizione, mutuata dal 48 ore di Walter Hill, di affiancare due poliziotti di differente etnia) al funambolico L’ultimo boy scout (dove l’ironia del Bruce Willis di Die Hard è estremizzata a un livello che sfiora la parodia), fino ad abbracciare la stessa componente parodistica in Last Action Hero (che regala ad Arnold Schwarzenegger il suo miglior ruolo comico). La sua carriera da regista era partita un po’ in sordina, viste le ottime premesse, con il sottovalutato Kiss Kiss, Bang Bang (2005). Con una confezione ancora evidentemente ibrida, quel film aveva il compito basilare di fissare una cifra stilistica che Black faceva finalmente sua, pur faticando a trovare una dimensione registica salda e riconoscibile. Il mix tra comedy, thriller e parodia era sostenuto, quando non a livello narrativo, da un ritrovato Robert Downey Jr. (nell’era pre-Iron Man), che con Val Kilmer formava una coppia tanto improbabile quanto irresistibilmente gigiona.

Dopo lo scivolone cinefumettistico di Iron Man 3, Black quindi si ripresenta al pubblico con il genere da lui prediletto, ancora una volta il buddy movie. Prende un sex symbol attuale (Ryan Gosling) e uno che ormai non lo è più (Russell Crowe con qualche chilo di troppo, ma dal carisma perfettamente intatto) e li immerge negli psichedelici anni Settanta, tra improbabili proteste giovanili, giochi di potere e, ovviamente pornografia. Nella Los Angeles del 1977 seguiamo le (dis)avventure di un improbabile coppia di investigatori privati, Jackson Healy e Holland March, alle prese con la scomparsa della giovane figlia del capo del dipartimento di giustizia. La ragazza risulterà coinvolta in uno sporco complotto legato al mondo della prostituzione e alla morte della celebre pornostar Misty Mountains.

Come sempre nelle opere di Black, la trama è solo un pretesto per inscenare il difficile rapporto tra i due protagonisti, solo apparentemente antitetici l’un l’altro, ma in fondo dotati di una morale sia condivisibile che del tutto personale. Con il rischio di riciclare se stesso e il suo immaginario (bisogna dire non troppo originale), la carta vincente è quella di spingere sull’ambientazione psichedelica di una Los Angeles dannata (e parente stretta di quella odierna e maledetta mostrata nel The Neon Demon di Nicolas Winding Refn) e giocare appieno la carta dell’eccesso. Un eccesso di situazioni, di inseguimenti, di incidenti, di sotterfugi e complotti, di omicidi, di plausibilità, di comicità. Quest’ultima, usata al limite dell’abuso, si rifà principalmente al modello slapstick anni Quaranta e Cinquanta, risultando completamente antitetica a quella acida e “strafumata” della California da spiaggia mostrata nel crepuscolare (e coevo) Vizio di forma di Paul Thomas Anderson. Se il Master del cinema americano affrontava un discorso sull’America che, rivestito di una denuncia potente e subdola, si faceva malinconico, Black lascia volutamente tutto questo in superfice per concentrarsi sul puro intrattenimento, alzando a più non posso il volume della musica (più frivola e frizzante) e non mancando neanche stavolta di inserire l’elemento pre-adolescenziale a lui tanto caro (la 13enne Holly, interpretata da Angourie Rice, da sola vale tutto il film).

Se Gosling si dimostra al limite del plausibile nella parte di un detective privato logorroico (lo sentiamo parlare più in questa singola pellicola che nell’arco di tutta una convincente filmografia), chi ne esce sicuramente rinvigorito è Crowe, chiamato a risollevare una carriera impostata in anni recenti sul pilota automatico (da L’uomo d’acciaio a Storia d’inverno, da Noah a The Water Diviner). Come due (mica tanto) novelli Bud Spencer & Terence Hill (anche qui il rimando non è casuale), Jackson Healy e Holland March si inseriscono in maniera fumettistica in un universo cinematografico che potrebbe regalarci tante altre loro avventure, tra un bicchiere di bourbon e notti passate nei night club nella città degli angeli. Insomma, proprio due bravi ragazzi.

15 giugno 2016
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