Recensioni

Nata in Cile, trapiantata in UK ed emersa nella scena di Bristol, Shanti Celeste è una delle dj e producer la cui ascesa negli ultimi anni sembra inarrestabile e, a conti fatti, meritata. A sei anni di distanza dal suo debutto, e dopo uscite su etichette del calibro di Idle Hands, Future Times e Secretsundaze, arriva la fatidica prova del lungo formato. E così ecco che, in pieno autunno, la nostra sforna Tangerine, album dai colori e dalle sonorità primaverili, pubblicato sulla sua Peach Discs. Più affine a New York (per sensibilità) e alla Motor City (per il mood) che non a certe cupezze tipicamente bristoliane, Shanti Celeste ha consolidato la sua reputazione trovando un equilibrio tra pulsioni house robuste ma sempre gentili, melodie orecchiabili e accattivanti, ed un retrogusto introspettivo finora affidato ad una manciata di gemme electro. Allo stesso modo, i suoi dj set riescono nell’intento di assecondare istinti melodici ed emotivi senza mai perdere di vista la funzionalità da dancefloor.
È su questi presupposti che poggia l’architettura di Tangerine, pur introducendo uno scarto rispetto alle precedenti release. Per la prima volta Shanti indugia sul suo lato più introspettivo, includendo ben quattro tracce prive di beat, quasi a dirci che il più ampio respiro offerto dal lungo formato in termini di durata si rispecchi sullo spettro di emozioni e soluzioni sonore declinate. Non si può non notare, quindi, una certa ciclicità nell’album, che si apre e si chiude su tappeti ambient, ora dai toni new age (l’iniziale Sun notification), ora venata di crepuscolarismo (non a caso l’ultima traccia è chiamata Moon). Sole e luna, ad un tempo metafore di ondulazioni musicali e vitali, ma anche due dei numerosi riferimenti al mondo naturale, niente affatto scontati nella lessicografia dance: titoli come Slow wave, Sesame, Aqua block e per l’appunto Natura evocano idilli arcadici piuttosto che warehouse parties.
E qui veniamo al dato prettamente musicale: pur concedendosi divagazioni ambient, Tangerine suona squisitamente celesteiano. Il che significa fisicità house e deviazioni electro, rispettivamente immerse in salse (speed-)garage e trascendenza cosmica a metà strada tra fantascienza detroitiana ed escapismi bucolici targati Warp. Aleggia quasi onnipresente lo spirito dei ’90, sebbene Shanti non cada nella trappola del copia-incolla ma si prodighi nel rielaborare le sue influenze, regalando una prova di personalità che, pur non offrendo un quadro sostanzialmente nuovo, riesce nel proporre un’angolazione per certi versi insolita. Citiamo in merito il crescendo electro-IDM di May the day, che se ne infischia delle logiche da djing interrompendosi bruscamente dopo soli 3 minuti, o la voce di Shanti stessa campionata nell’ambient rarefatta di Slow wave. Ovazione per Voz (instrumental), che ammalia e disorienta con i suoi breakbeat orientaleggianti e percussivi su sfondo bleep.
Naturalmente c’è spazio anche per episodi più familiari e apertamente votati al dancefloor. Infinitas e Sesame tengono alto il nome della cassa in 4/4, giocando sui contrasti tra bassline cupe e melodie e pad dreamy. Siamo in territorio emotional bangers, dove euforia e malinconia diventano quasi indistinguibili. L’electro balneare di Aqua block mostra come si possa superare il muro dei 140 BPM senza rinunciare ad atmosfere sognanti, ed infine gran parte degli anni ’90 britannici sono condensati in Want, tra cassa dritta, swing garage, staccati ravey e linee melodiche da tormentone.
Senza avventurarsi troppo verso altri lidi, Tangerine conferma quanto fatto di buono sinora da Shanti Celeste. L’eterogeneità e le numerose tracce beatless potrebbero minare la coerenza narrativa, e manca ancora quel guizzo per parlare di un sound del tutto personale; ma siamo di fronte ad un album più che gradevole, che lascia lo stesso piacevole retrogusto delle migliori nottate in pista.
Amazon
