Recensioni

Dopo ben tre dischi – nell’ordine: The Day Of Revenge e Until Human Voices Wake Us, entrambi del 2013, e Different Selves, del 2015 – la creatura di Nino Pedone patorisce 9 tracce per 37 minuti di musica rap-trap-industrial-noise-post-grind’n’dub, e l’esito dell’esperimento è riassumibile in una sola paroletta: nì. Cioè né sì, né no: perché pezzi come Blaze (col featuring di Justin K. Broadrick), o come la trappola ritmica Elevation, o come l’arcigno sound verité di The Foolishness Of Human Endeavour (una specie di rilettura in chiave post del Pierre Henry di Variations pour une porte et un soupir, 1963), o ancora come il grind-core à la Godflesh di Blasting Super Melt, assurgerebbero allo stato di classici se solo non ci fossero di mezzo prime mover del calibro di Kevin Martin o Justin K. Broadrick o la Hospital Records, che in ambiti consimili hanno già detto molto e di certo molto meglio di Shapednoise.
Il disco, in sé, non è quindi male. Anzi. Però soffre il confronto con i numi tutelari di riferimento, e alla fin fine, ad ascolto concluso, si fa strada l’idea nell’ascoltatore che sì, qui c’è molta carne al fuoco, e anche ben cotta, ma se qualcuno ci dicesse che abbiamo appena ascoltato il nuovo disco di Justin o Martin, beh… noi ci crederemmo. Difficile dire cos’altro possa tentare Shapednoise per surclassare i maestri, o forse sono io ad essere troppo duro con questo disco, che in fondo ha delle frecce al suo arco, sebbene a volte viaggino nel solco già segnato dai succitati Maestri.
Insomma: Aesthesis è bello ma non bellissimo, è originale ma non originalissimo, è sperimentale ma sempre secondo una filosofia del suono già meglio sperimentata da altri. A conti fatti, il disco è il classico caso di “chi vivrà, vedrà”. Quindi, alla prossima puntata. Stay Tuned.
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