Recensioni

7.4

Brillante crescendo quello di Sharon Jones, partita da un basso di palchi polverosi e platee sudaticce macinando black della più vibrante e convincendo pian piano critici e appassionati del globo con un tris di dischi. Tre anni dopo 100 Days, 100 Nights spetta alla carta numero quattro rivelare se la cinquantatreenne georgiana può infine calare il poker. Perché se di bluff non si è certo trattato sin qui, nondimeno ci pareva che mancasse la scintilla di Bettye LaVette e Candi Staton. E questo, si badi, in un contesto di solidità esecutiva e ricchezza dell’interpretazione encomiabili; nel disinvolto pescare da funk ed errebì, nel volgersi a Stax e Motown come solo col senno di poi è possibile.

Frattanto la scalata era in pieno corso: dalla CNN a VH1, da Conan O’Brien a David Letterman, da Denzel Washington a David Byrne tutti la chiedevano e tutti la volevano. Ognuno a lodare esibizioni dal vivo – Coachella, Roskilde e WOMAD non possono sbagliarsi – che le cronache raccontano esaltanti. Belli i dischi, allora, ma le mura dello studio fallivano nel restituire appieno le potenzialità di Sharon e dei Dap-Kings, da par loro strumentisti in grado di far volare Al Green ed Amy Winehouse. Non qui, in un album prodotto dall’abile chef di casa Bosco Mann utilizzando un vecchio Ampex a otto tracce negli oramai mitici studi – nomen omen – House Of Soul. E’ un disco che respira e ricostruisce consapevole uno stile, questo, e mai revival fine a se stesso.

Non si è al cospetto di effimere sciacquette, ma di gente che questa materia la maneggia da sempre, e sta lì la spiegazione di un’ugola matura e duttile, di un riassunto curato però viscerale della musica nera classica allestito tra un punteggiare di tasti e un incastro tra ottoni e archi, una ballata sofferta e un’accelerazione del passo. Dal sontuoso “Philly sound” The Game Gets Old che apre vellutato eppure fermo fino alla chiusura (Sam Cooke giovane e femmina…) Mama Don’t Like My Man sfilano solo delizie che non temono polvere. Con I Learned The Hard Way, titolo autobiografico che sigilla il traguardo raggiunto, Miss Jones entra nell’alta società del vintage soul contemporaneo. Srotolate il tappeto rosso.

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