Recensioni

6.6

Arrivati al quarto disco, dieci anni dopo la pubblicazione del primo, gli Shout Out Louds sembrano voler rimanere fedeli al percorso tracciato finora. Una carriera fatta di indie pop dalle tinte 80’s, plastic folk dai testi malinconici e atmosfere bubblegum. Nel nuovo album lo fanno in maniera decisamente più radio-friendly rispetto al passato, aumentando i canoni qualitativi di produzione fino a raggiungere un suono radicalmente pulito e privo di sbavature. Una sorta di Arcade Fire dalla scrittura un po’ annacquata, viste le piccole cadute che si incontrano spesso nei testi.

Versi come “Is there a special bond? Is she a natural blonde?” ,”Take me to the fireworks, show me how the fire works” ma anche “We burn without a fire / Hold on until we expire” non sono esattamente esempi di materiale di prima qualità per Adam Olenius. In realtà sono le melodie il vero focus e punto di forza, materiale che nel complesso risolleva questo lavoro su buoni livelli. A partire dai singoli Illusions e Walking In Your Footsteps, le scelte armoniche sembrano convincere quasi ovunque, con accenni jangle (Where You Come In) a sottintendere poi come le nuvole di Glasgow siano probabilmente la collocazione ideale per questa band di nostalgici. Forte l’impronta anni Ottanta, sia nell’uso delle ritmiche disco (14th of July), sia nelle tastiere, sia nei vocal – specialmente quelli femminili – di matrice new wave ‘plasticata’ (Hermila), sia nella presenza della figura di Robert Smith, a cui quasi tutte le linee vocali si ispirano fin dagli esordi.

Ad affossare un pochino questo Optica – comunque più compiuto del precedente e noiosetto Work – c’è forse la lunghezza un po’ eccessiva di alcuni brani troppo votati alla ripetizione del chorus e poco interessati a una compattezza da singoli killer. Unita alla parziale perdita di quell’elemento di gioiosa malinconia – storico trademark dei primi due album – causata da una mancanza di urgenza espressiva.

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