• Giu
    03
    2014

Album

La Tempesta Dischi

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Dopo due dischi, un EP e l’esperienza Hardcore Tamburo, i Sick Tamburo (al secolo Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio, 2/3 dei fu Prozac +) tornano con Senza Vergogna, disco che –pur senza discostarsi del tutto nel suono e nella poetica dai precedenti lavori– aggiunge nuove coordinate al percorso del duo di Pordenone.

Se resta forte l’impronta di un rock sporcato di elettronica e sferzate punk, le novità arrivano tutte dalla ricerca di una dimensione più autoriale, oltre che da maggiori concessioni alla melodia, come già lasciava presagire il precedente A.I.U.T.O. (La Tempesta, 2011). In questo senso, appare non secondaria la scelta di affidare alla sola voce di Accusani l’intera scaletta. I testi, come detto, segnano un deciso passo verso una direzione quasi cantautorale, andando a formare acquarelli – dalle tinte ora forti e crude, ora tenui e delicate – capaci di raccontare storie di disagio ed emarginazione (L’uomo magro, una delle migliori del lotto), come di tratteggiare improvvisi slanci sentimentali (la dissonante Niente ti dipinge di blue, che sembra a tratti – e inaspettatamente – rimandare, come la conclusiva e notevolissima Pensiero, alle Desert Sessions di Josh Homme).

L’impressione è di trovarsi di fronte al lavoro più intimo, personale e sentito della creatura di Gian Maria Accusani, che si riconferma come uno degli autori più peculiari, efficaci e – forse – sottovalutati della sua generazione, capace di mantenere viva nel tempo la propria poetica, arricchendola con nuove sfumature senza cadere mai nell’autoreferenzialità. A confermare questa tesi il primo singolo estratto Il fiore per te, piccola gemma di pop deviato, e la opening track Qualche volta anch’io sorrido, dall’incedere marziale ed incalzante. Impossibile poi non sentire echi dei Prozac + in pezzi come l’ottima Ho bisogno di parlarti e nelle rasoiate punk-rock di Quando bevo, che pur rimandando chiaramente all’ex progetto del duo di Pordenone, riescono comunque a non scadere nel già sentito.

Un disco sincero, capace di suonare tanto disturbante quanto delicato, che se a tratti appare forse un po’ monocorde a livello di soluzioni sonore, convince invece appieno dal punto di vista lirico, regalandoci una band e un autore che hanno ancora molto da dare, e da dire, nonostante gli anni di militanza musicale.

12 Giugno 2014
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