Recensioni

7.5

Nei primi anni ‘80 su Firenze aleggiava tutto fuorché il silenzio. Era il tempo dell’illusoria idea che i fasti del Granducato di Toscana potessero rivivere facendo di Firenze la città capitale della musica italiana. Un’illusione, giustamente, che svanì di lì a poco, lasciando però numerose testimonianze che giustamente la Spittle continua a reimmettere sul mercato nel suo lodevole tentativo di mappare l’età dell’oro della new wave italiana. Dopo Gathered e Body Section ecco un progetto ancor più oscuro e ambizioso: il box contiene in 4 CD individuali, i primi, talvolta gli unici vagiti di quattro formazioni diverse tra di loro ma accomunate dal fatto di affrontare la musica con coraggio e senza timori reverenziali.

Ai più noti del lotto tocca l’onore di aprire le danze: dei e sui Pankow è stato scritto e detto molto, quindi riscoprire queste early tracks più marziali e crudamente electro del solito se non ci stupirà più di tanto, almeno ci permetterà di capire quali erano le reali intenzioni di Fasolo & Spalck al momento, anzi poco prima, del debutto ufficiale. Altrettanto interessante, almeno come contributo all’approfondimento filologico sul periodo in questione, l’intrigante semioscurità dei tre restanti gruppi. Polyactive condividevano coi Pankow il cantante, Alex Spalck che nell’iniziale Romy da fondo alle sue indiscutibili doti vocali con un messianica litania goth. Gruppo insolitamente dilatato per i canoni dell’epoca, a volte quasi prog, i Polyactive si fanno apprezzare e molto per gli atipici vuoti strumentali semiambient.

Gli ultimi due gruppi sono quelli più classicamente inseribili nel calderone wave: i Karnak, un po’ per gli arrangiamenti, un po’ per l’alternanza m/f delle voci risultano un po’ risentiti (e ci mancherebbe!) meno originali e più standardizzati dei compagni di riscoperta. Le (poche) asperità dissonanti del sax, le aperture neoclassicheggianti, le melodie vocali circolari ne fanno i più romantici e meno aspri del lotto. Rinf invece rappresentano l’anima schizoide della wave. Mischiavano un po’ di funky bianco con un sax degenerato alla Contortions e qualche dilatazione quasi dub nel basso alla P.I.L. e sono il misconosciuto lato isterico del post-punk made in Italy. Disorganizzati, deraglianti, ripetitivi alla nausea sembravano più No che New Wave e fanno sentire Firenze quasi un pezzo di No NY. Silence Over Florence è un ottimo documento, curato nei minimi dettagli, che pone un altro pezzo di storia musicale italiana di nuovo sotto i riflettori.

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