• Lug
    01
    2012

Album

Drag City

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Sempre più a suo agio nello zigzagare tra acustico ed elettrico, songwriting e sperimentazione, Ben Chasny a.k.a. Six Organs Of Admittance, che con l'ennesimo lavoro Ascent torna alle origini, ma non troppo.

Complice la presenza degli ex compagni di merende Comets On Fire al completo – guidati dal drumming di Utrillo Kushner – Ben si lancia in un territorio decisamente più accessibile rispetto alle prove in solitaria. Sempre inacidito e imbastardito, il chitarrista suona con piglio che diremmo quasi hard rock ed è più intelligibile del solito; la band lo segue ben rodata e affiatata da anni di tour ed esibizioni assieme. Ne esce un disco compatto, tosto dal punto di vista dei volumi, meno originale rispetto a molta della passata produzione eppure piacevolissimo per chi apprezza il Chasny meno convenzionale e voglia ascoltarlo alle prese con qualcosa di più "tradizionale”.

Hard-psych-rock (la One Thousand Birds che chiudeva Dark Noontide, qui resa elettrica e nervosa), kraut-fuzz sporchissimo (Even If You Knew), tripudi di acidi e wah-wah (Waswasa) ci dicono di una infuocata predilezione per l’elettricità, ma nella citata doppia anima del nostro le lande più rilassate e dopate, si ascolti la rendition di un pezzo edito come Close To The Sky (da Compathia) qui completamente trasfigurato, hanno sempre il loro spazio. Finendo col tirar fuori anche piccole gemme come la ballatona conclusiva Visions (From Io), la pastorale Your Ghost, delicata come un passeggio sui campi all’alba, o la struggente e pagana Solar Ascent.

Una nuova vita? Una rinascita a tutto tondo? Sia come sia, Ascent si inserisce nel nuovo corso dell’americano, che lo vede collaborare, proprio in questi giorni, con uno spettro di musicisti/spiriti affini tra i più diversi come i nostri Starfuckers e i portoghesi Gala Drop. A dimostrazione di come l’irrequietezza sia tassello di base per intraprendere una disamina sulla carriera di Six Organs Of Admittance.

30 Luglio 2012
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