• Set
    01
    2009

Album

Drag City

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Notte luminosa quella che risplende sulle spalle di Ben Chasny. Sempre più votato ad una classicità quasi mitologica, non sorprenderà nessuno notare in Luminous Night lo stesso disegno di insieme che sottende, da un po’ di tempo, il progetto Six Organs Of Admittance, ovvero la stessa architettura che si manifesta a partire da School Of The Flower in poi. Quindi a voler esser pignoli, niente di nuovo all’orizzonte e una naturale maturità d’artista che, come il più classico dei canovacci indie, sotterra le asprezze visionarie degli esordi in favore di un modus molto più pop.

In epoche ormai vetuste, Chasny sarebbe già stato lapidato da un paio di album a questa parte ma siamo nel 2009 e anche il giudizio critico su musiche e artisti è (per fortuna) diventata una faccenda con meno bianchi e neri e molti più toni di grigi. Questo per dire che Chasny pur continuando a fare la stessa cosa da almeno quattro album riesce a spostare il baricentro sempre quel tanto che basta per non suonare fastidioso o ripetitivo, ma certo il discorso comincia in ogni caso a deteriorarsi e ariette insipide come Actaeon’s Fall (Against The Hounds) o l’esotismo da cabaret di Bar-Nasha rischiano veramente di lasciare il tempo che trovano. Anzi, sembra quasi che Chasny voglia scusarsi con i duri e puri della prima ora dando loro in pasto zuccherini posticci come il drone modello Kranky di Cover Your Wounds With The Sky o la sceneggiata horror di Enemies Before The Light messa in chiusura per fare l’occhiolino ai fan dei Current 93.

La vera essenza del disco (e delle intenzioni di Chasny) sta però nelle serenate per chitarra e voce, che se a qualcuno ricordano il Roger Waters dei tardi Pink Floyd a me fanno invece tanto venire in mente John Martyn o il Neil Young meno arcigno. E’ questa la natura di oggetti calibratissimi e orecchiabili come Anesthesia, Ursa Minor, River of Heaven, The Ballad Of Charley Harper.

Insomma, parliamoci chiaro, Chasny sa essere uno scrittore di primissimo livello, uno scrittore “classico” e pertanto il capolavoro della maturità è pronto già da tempo. Deve solo smettere di girarci intorno.

2 Settembre 2009
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