• Gen
    01
    2014

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Ragazzi col dottorato ma senza lavoro, prodotti di consumo di massa, alcolici, centri per l’impiego, social media, masturbazione casalinga, depressione, bagni di club inglesi sporchi di urina, rabbia: sono questi, solitamente, i temi dei brani degli Sleaford Mods, duo di Nottingham che nel 2014 ha già fatto il botto – a livello di critica – con Divide And Exit. Chubbed Up+ è l’ampliamento di una raccolta di singoli già edita, in cui Jason Williamson e Andrew Fearn mostra(va)no in maniera lampante la loro formula: basi povere di una semplicità disarmante, dove la melodia è quasi sempre tenuta da un basso (Fear Of Anarchy) che traccia giri già sentiti, e su cui Williamson declama e/o canta testi ironici, amari, spesso divertentissimi.

Il problema, con la musica degli Sleaford Mods, è che sai già che arriverà un momento in cui la band dovrà stravolgere le proprie dinamiche per paura di restare identica a sé stessa. Sinceramente, però, quello dei due pare un repertorio difficilmente perfettibile. Si ascolti Jobseeker: chi veramente vorrebbe cambiare questo pezzo, nonostante la sua pochezza di mezzi? La stranezza è che questo è punk nonostante non vi sia traccia di chitarre, è hip hop nonostante non vi sia un flow organico, è cantautorato dove al posto della chitarra acustica ci sono basi programmate.

Il paragone con The Streets, poi, pare davvero forzato (forse per questioni di accento), quando qui la ricchezza sonora di Mike Skinner non è nemmeno contemplata come possibilità remota, mentre il parallelo coi Fall è più per la deboscia che per il suono (no guitar, mate), per la cattiveria con cui ci si scaglia contro la falsità di certi costumi sociali. Forse il vero referente testuale qui è John Cooper Clarke, con quella irriverente voglia di disfare il marcio usando principalmente le parole, mentre il suono è talmente povero da sembrare un karaoke incazzatissimo.

La forza di questi singoli sta nella realtà che viviamo, con al centro il culto dell’immagine (Tweet Tweet Tweet), manie di costume (14 Day Court), con il continuo sguardo acritico rivolto al passato (nonostante il duo più volte faccia cogliere l’amore per  John Lydon). Ci sono alcuni momenti in cui il disco – anche per come è stato messo assieme – perde in coesione e diventa logorroico, ma Chubbed Up + rappresenta comunque un quadro fedelissimo di ciò che la società (o almeno una parte di essa) sta diventando, o comunque di come la vedano due pessimisti sarcastici. Il fatto che, oltre alle parole al vetriolo, ci siano basi melodiche assolutamente appiccicaticce, lo rende semplicemente conturbante, quando non irresistibile. E tutt’altro che monolitico.

30 Dicembre 2014
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