• Feb
    22
    2019

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Extreme Eating

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È un vero peccato che, al netto di eventuali “gossip” appositamente preparati (dopotutto, il megafono è NME), a fare da “apripista” per il nuovo album del duo più assurdo d’Albione sia la polemica accesa proprio dal frontman James Williamson con gli Idles. Polemica in nome di una vera appartenenza alla working class e di una “trueness” più o meno vera o sbandierata, con lo sleaford mod pronto a mettere distanze e paletti dal quintetto di Bristol.

Sia come sia, questo nuovo album del duo, il quinto in studio e primo per la propria label (Extreme Eating), sposta il recinto sonoro entro cui gli Sleaford si muovono. No, bugia. La proposta degli Sleaford Mods è talmente basica e radicale che non può e non deve esistere al di fuori di ciò che gli Sleaford sono, ovvero un puro calcio in bocca al music biz, alle mode, alla socialità di una musica che diviene orpello da sfoggiare. Però in questo Eton Alive un minimo sindacale di cambiamento si percepisce, specie se si è seguito il duo di middle age ex working class heroes dagli esordi, quando le basi di Andrew Fearn erano veramente scarne e rimediate e il “flow”/spoken word del compare un vero e proprio rantolo cockney alla Mark E. Smith. La tavolozza di colori – ridicolo parlarne in questi termini visto l’armamentario a disposizione, ma è per rendere l’idea – si è allargata; le basi di Fearn sono più varie e toccano una specie di cavernosità dub preparata all’asilo (Into The Payzone), groove quasi sensuali (Kebab Spider), una minimal-funk-beat elementare (Policy Cream), una specie di post-punk “electroinstupidito” (Top It Up), una sottospecie di suicide-punk scheletrico e robotico (Subtraction) e pure una idea molto personale di, boh, funk-reggae “dubboso” (Discourse): tutto ovviamente sempre in una maniera talmente scazzata e cazzona che appare completamente casuale.

Williamson dal “canto” suo ammorbidisce e molto il suo mezzo flow, mezzo spoken word, ne rallenta spesso la cadenza e lo adatta a quella intelligibilità che sembra essere una chiave di lettura dell’album; al punto che, nella filastrocca di When You Come Up To Me (ma a vari livelli di intensità un po’ ovunque), addirittura canta quelli che sono i suoi soliti deliri, proclami, invettive incentrati, e qui torniamo alla polemica con gli Idles, non tanto sulla giustizia sociale quanto su “what’s around us”, da vero e caustico “cantore dell’oggi” come avemmo a definirlo. Insomma, non cambiano cambiando e cambiano rimanendo sempre gli stessi, gli Sleaford Mods, e non devono farlo, perché di “ammorbidimenti” è pieno il mondo e sinceramente non si sa più che cazzo farsene.

22 Febbraio 2019
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