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Dopesmoker, mastodonte definitivo della musica pesante dell’ultimo trentennio e disco maledetto dei californiani Sleep, venne pubblicato in forma compiuta quasi un decennio dopo le registrazioni avvenute sotto il controllo del mostro sacro delle musiche pesanti Billy Anderson nel 2003 per la TeePee, dopo una travagliatissima genesi.

Sull’onda del successo underground di Sleep’s Holy Mountain, album numero due per il trio e targato Earache, e dell’improvviso interesse delle major per le musiche underground, la London mise sotto contratto la formazione che, per tutta risposta, si cimentò in una unica, lunga traccia da poco più di un’ora. Facile intuire che una proposta tanto estrema non potesse soddisfare le aspettative della major che scaricò quasi subito Al Cisneros, Matt Pike e Chris Hakius, abbandonandoli al proprio destino, ossia lo scioglimento.

Dell’album si persero le tracce fino a quando nel 1999 ne venne pubblicata una versione “mozzata” a 52 minuti e suddivisa in 6 movimenti omonimi dalla Rise Above, label del giro psych-stoner che riesumava Jerusalem (questo il nuovo titolo, mantenuto anche per certi bootleg ovviamente non autorizzati) a uso e consumo del crescente culto degli Sleep. Nel 2012 la Southern Lord, d’accordo con la band, ripubblica Dopesmoker come nella versione originaria: quella cioè del flusso di (in)coscienza unico in 52 minuti nella cui mistura malsana di psych, stoner, sludge e hard-rock si può notare l’evoluzione della band, forse al suo zenith creativo e dissacrante.

È ravvisabile tra le pieghe di un suono insieme minimale e massimalista, già molto di ciò che sarà poi negli Om. Quel senso di trascendenza spirituale e circolare, mantrico si direbbe, che, seppur incatramato in un sound corposo e in alcuni tratti fluviale, diverrà tratto caratteristico del duo guidato da Cisneros. Ascoltare e riascoltare nel tempo questa perla lascia intendere quanto i tre fossero all’epoca “bruciati” e orgogliosi del proprio sound, della propria idea di musica che li portò a scontrarsi – e di conseguenza, ad implodere – con una industria discografica molto meno elastica e comprensiva rispetto ai pur vituperati giorni nostri. Dal punto musicale, la perfetta summa dello Sleep pensiero: “Drop out of life with bong in hand, follow the smoke to the riff-filled land!”

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