Recensioni

7.2

Seattle’s So Pitted signs to Sub Pop!: questa è stata la notizia che il 12 novembre 2015 ha insinuato nelle orecchie del web – con particolare attenzione per i fan dei Metz – la pulce del debutto non lontano per il terzetto punk (dai toni eufemisticamente cupi) capitanato da Nathan Rodriguez. E neo alla fine si è concretizzato, a quasi tre mesi di distanza, con la sua release prevista per il 19 febbraio 2016 e una reputazione che lo precede a livello internazionale che parla di un nuovo fenomeno 90s.

Gli undici brani partoriti dalle menti dei So Pitted, chiamatisi così in onore del video di un surfista su YouTube, sono infatti pregni di un fortissimo richiamo al magico decennio del grunge, immerso in questo caso in un denso mare noise impossibile da domare. Si potrebbe dire che Rodriguez, Koewler e Downey non abbiano la minima intenzione di imbrigliare quanto scaturisce dai loro amplificatori, e che anzi, sia esattamente il potere sonoro caotico derivante da siffatto marasma l’unico mezzo artistico a disposizione del trio.

La corrosiva apertura cat scratch è un palese invito a non mettersi a proprio agio, con la batteria forsennata che avanza e le esplosioni di chitarra su cui la voce ulula «No shame»; pay attention to me non fa altro che incrementare le tremende ansie plasmate dall’inizio, mentre woe vi pone una chiave di lettura metafisica con il suo dilemma corpo/mente, man mano che gli strumenti abbandonano la scena. Dopo una quasi orecchiabile holding the voidno nuke country torna a martellare incessantemente sulle pareti del cervello e l’ironica feed me sembra scimmiottare i cori dei Devo. Rot In hell – uno dei pezzi dove il noise si esprime al meglio e con un video che la dice tutta sulla band – parla del dormire fino a tardi, ma lo fa con una declamazione degna dell’Armageddon, accusando l’ozio che rovina e spreca la vita. Infine, get out of my room si lascia ammaliare dai circuiti elettronici, creando una piacevole antitesi, probabilmente l’unico momento definibile come placido.

Partendo da riferimenti quali Nirvana, Black Flag e Pixies, i So Pitted fanno dunque rivivere all’audience il grande vuoto post-adolescenziale, le dicotomie dell’essere, i sogni degli allora bambini che qui vengono scuoiati vivi («Every single day I take a look at my dreams/and they’re all soaked in piss», recita the sickness), senza alcun filtro e senza grandi pretese esegetiche. neo è lo sfogo di tre persone che diventa forma d’arte, per quanto discutibile, con un effetto disturbante e al contempo liberatorio, sia per chi lo ha prodotto che per chi lo ascolterà.

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