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Anticipato dagli EP Soft Pink Missy e Promofunk (contenenti brani riproposti in questa sede), Do You Party? è il primo frutto della scommessa fatta con Matthew Herbert. L’etichetta è la Soundlike di proprietà dello stesso produttore (e anche ottimo musicista con la sua Big Band), e il risultato sono 11 tracce ibride che prendono il piglio dall’ipercinetico carosello Mouse On Mars per foderarsi di spezie come riff di vecchi synth analogici, voci soulful e tanti ritmi tra house, funk, glitch e R&B. Qualcuno le ha descritte come un incrocio tra Prince, Timbaland e Akufen e sicuramente i riferimenti messi in gioco vanno anche in queste direzioni; tuttavia è lo humor dei Matmos e il flipper sonoro della Blectum a dominare il patchwork da un punto di vista tecnico (utilizzeranno tutti il Cubase?). Ed è proprio l’ex delle Blectum From Blechdom a cantare in uno dei brani migliori del lotto – la torrida Make Up – che tra breakbeat, bassi da ghetto e synth rubati alla prima produzione acid house, sfodera un tipico canto robotico à la Max Headroom su testi che ironizzano su alcune frasi fatte delle donne che frequentano i club (“Highline / See What You Made Me Do / Maskara / I Wanna Look Good For You / Green / Blue / Purple / I Wanna Make Good For You / Smoke a Sigarette? I’m Not Ready Yet“). Da altre parti è l’house a farla da padrone sia in veste relaxing (il 4/4 di Coat Check tra remember Movida di Jesolo ’93 e piccoli riff sbarazzini colati nella febbre fagocitante del laptop), sia in quella più tirata (Soft On Crime, Over You), come non manca un certo piglio atmosferico (la cinematica For Satie, la thrilling Soft Pink Missy nello di stile Murcof) e cartoon-esque. Daniel dà comunque il meglio di sé quando si prende gioco degli usi e costumi dei rapper e della cultura hip-hop, che qui viene ottimamente decostruita in Big Booty Bitches (ovvero “grasse puttane con gli stivali”).

I modi di apprezzare e di ascoltare Do You Party? sono quindi molteplici e comunque, da qualsiasi angolatura le si guardi, sia come sia, queste tracce, nella loro straripante ricchezza sampledelica, sono buoni esempi di un prodotto che non martoria l’ascoltatore (come quelle di un Lesser) e nemmeno gli fa girare la testa (come quelle di Kid 606) …oddio un pochino sì, il giusto però.

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