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7.2

A distanza di solo un anno dall’ultimo lavoro in studio, i Sonar di Stephen Thelen e di Bernand Wagner tornano con Tranceportation Vol.1. Ad aiutare la band anche stavolta c’è David Torn, definitivamente passato dal ruolo di produttore a vero e proprio componente aggiunto. Figlio di una serie di sessioni di improvvisazioni, Tranceportation Vol.1 è solo, come facilmente intuibile, il primo capitolo di una serie di uscite della compagine svizzera, diventata negli anni punto di riferimento per la scena europea del jazz sperimentale.

Registrato in soli cinque giorni in cui sono stati fissati su nastro più di ottanta minuti di materiale, Tranceportation Vol.1 è un lavoro che potrebbe, ai primi ascolti sopratutto, trarre in inganno: le sue “semplici” progressioni e la scelta di utilizzare poche note ripetute nascondono in realtà complessissime strutture poli e isoritmiche, che generano ipnotici pattern sonori. Una trance continua, in cui l’ultima nota di Tunnel Drive, l’ultima traccia, è collegata ai primissimi secondi della openin’track Labyrinth: una sorta di uroboro mellifluo, che si insinua lentamente e inesorabilmente come le illusioni visive delle opere del maestro MC Escher, influenza primaria dietro le composizioni di Tranceportation. Un lavoro da apprezzare nella sua interezza, perché solo così acquista potenza e spessore, e non preso a piccole dosi, dove effettivamente perde un po’ la sua natura di rito e in cui l’ascoltatore può in qualche modo smarrire lo schema generale, the Big Picture insomma. 

La crescita dei Sonar continua in maniera inesorabile e Tranceportation è la sonora testimonianza di una formazione ispirata ed efficace.

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