• Giu
    05
    2020

Album

Carpark Records

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Trent’anni? Ma davvero? Oh d’accordo, è solo un nome (d’arte). Però è il suo. L’ultimo album a nome Sonic Boom era datato 1990. Trent’anni davvero. Addirittura erano ancora in piedi gli Spacemen 3. Poi certo, in tutti questi anni Peter Kember non è stato con le mani in mano e ha dato vita a diversi progetti – Spectrum ed Experimental Audio Research i principali – ma la sua attività si era un po’ diradata e lui non pubblicava nulla da un po’, con l’eccezione della partecipazione a un tributo a La Monte Young, suo grande ispiratore da sempre.

Ecco, da sempre. Da sempre o quasi, Sonic Boom è (anche) quello che si sente qui, in questo nuovo album. Che ha avuto una gestazione abbastanza lunga, se si pensa che le prime “bozze” sonore risalgono più o meno a cinque anni fa. Si trattava di “jam per sintetizzatori” che sarebbero state quasi pronte per essere pubblicate così com’erano, se non che, complice il trasferimento a Sintra, una bellissima cittadina storica patrimonio UNESCO, appena fuori Lisbona, immersa nella natura e nella storia, ne è nato qualcosa di leggermente diverso con l’aggiunta delle parti vocali ispirate alla vecchia soul music.

Il motivo per cui è un disco di Sonic Boom e non di Spectrum è un approccio che lo stesso Peter ha sintetizzato per noi con la formula one man, one machine. «Volevo che fosse perlopiù solo fatto con la mia voce, le percussioni e la voce di un solo synth a girare intorno». In realtà i synth sono parecchi, quasi tutti oggetti non di ultima generazione, e le trame musicali sono tanto ipnotiche quanto “polifoniche”. Ma si tratta a tutti gli effetti di un disco di Sonic Boom. Oltre a sfoderare il suo personale immaginario e un proverbiale armamentario di suoni iper-psichedelici, compie una sintesi efficace da diverse prospettive e diversi interessi della sua attività musicale. La sperimentazione da un lato, ma anche una certa ricerca della melodia, l’amore per i sintetizzatori di ogni epoca e alcune ispirazioni che gli riconosciamo in tutta la sua evoluzione.

Psichedelia è pur sempre una parola chiave. I primi pezzi di All Things Being Equal (titolo filosofico, che guarda alla filosofia come alla scienza) si dedicano con una certa persuasione melodica a strutturare un’immagine edificante di questa psichedelia, addirittura ai confini con la new age (Just Imagine si ispira alla storia di un ragazzo guarito da un brutto male con la forza della mente e dell’immaginazione) o una sua espressione più mistica e danzabile, che ha il ritmo di un allegro, lisergico girotondo di Things Like This (A Little Bit Deeper). Ed è qui però che si inserisce di colpo una deviazione più algida e sinistra: non è solo il testo recitato di Spinning Coins and Wishing on Clovers a mettere un po’ i brividi ma tutta la sua colonna sonora surreale, una musique concrète con vaghe sfumature horror; né sono da meno, in questo senso, i nastri che girano all’indietro, alla moviola, su se stessi, di My Echo, My Shadow and Me. È il primo contrasto forte di un disco che poi vive di altre contrapposizioni: On A Summer’s Day, che sembra cercare quasi un incontro tra la melodia pop occidentale e una immaginata musica cinese, e Tawkin Tekno, in cui dopo una intro alla Kraftwerk rivive l’incubo postblues dei Suicide; o l’ostinazione noise-gaze di I Can See Light Bend, che è il preludio al giubilante, ma non tanto spensierato e garrulo, raga finale di I Feel A Change Coming On (c’è in gioco un ecosistema geografico e anche sociale, un concetto forte e drammatico legato a doppio filo anche agli attuali strascichi della situazione Covid-19).

Abbiamo sottolineato come da qualche anno Peter Kember, alias Sonic Boom, non uscisse con qualche nuovo capitolo dei suoi progetti personali e come addirittura fossero tre decenni (!) che non pubblicava un disco con il suo nome d’arte. La direzione particolare di questo lavoro gli ha suggerito una scelta “epocale”,  assolutamente coerente e intonata al suo carattere. Con il suo fare da guru e il suo modo olistico di pensare alla musica e al suono come risonanza macro e microcosmica, l’ex metà creativa degli Spacemen 3 ha creato un disco pieno delle sue ossessioni-mantra preferite. E in cui, con qualche omissione di lusso (le chitarre…), si rispecchia anche tutta la portata e la risonanza del suo lavoro. Passato e presente.

4 Giugno 2020
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album

Sonic Boom

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