Recensioni

Più del predecessore Nice, questo nuovo mini album dei Soviet Soviet suggerisce un senso di necessità degno di nota. Se il loro revanscismo wave (virato dark) non sembra il consueto applicarsi devoto, la decalcomania ossessiva che morde la polpa dei simboli e le caviglie degli idoli (per intendersi, la tipica retrospezione icastica à la Interpol), è per la stratificazione frastagliata di riferimenti e suggestioni, per quella sintonia lancinante ma instabile che sa fare tesoro delle interferenze stilistiche.
Perturbazioni che si insinuano, straniandolo, nel cerimoniale Joy Division, pulsando sempre forte la venolina noise-punk (Human Nature), balenando fantasmi Wall Of Voodoo (la formidabile Prince, Prostitutes), bazzicando sabbiosi margini Thin White Rope (The Beasts Are Brave), paventando una sorprendente quanto inopinabile sintesi tra Psychedelic Furs e Pixies (la melodiosamente brusca Warmata). Tutto ciò mi porta a credere che prima o poi il trio pesarese getterà il cuore oltre la devozione ed approderà ad un linguaggio proprio, bruciando gli amati modelli in una festosa pira. Quando accadrà, se accadrà, vorrei proprio essere lì a sentire.
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