Recensioni

Incontrarsi su un terreno di mezzo. Questo il senso della collana In The Kennel, parente stretta dell’ormai mitizzata In The Fishtank olandese ma ben radicata in quella provincia italiana sempre vigile e irrequieta. Nello specifico, quella Provincia piemontese che molto spesso ci siamo ritrovati a trattare qui, col Canalese noise prima e con le singole uscite, poi.
Ora, il secondo volume della collana compie già qualche passo decisivo in più rispetto al primo numero. Non più cd, bensì bellissima edizione in vinile; non più una collaborazione in studio tra entità diverse quanto una fusione di due progetti in una nuova vita. Il nome dei protagonisti si cela poco dietro l’intellegibile a.k.a. Spaccamombu a dimostrazione della fusione “a caldo” tra esperienze in apparenza lontane ma che, nell’accogliente studio Blue Rec di Mondovì e cullati dalla GoatMan Records, si sono dimostrate in grado di stupire. Da un lato Paolo Spaccamonti, chitarrista silenzioso e solitario, dal taglio cinematico e umorale; dall’altro i due Mombu (Luca T. Mai degli Zu e Antonio Zitarelli dei Neo), rumorosi e afro-addicted in formazione atipica. Nel mezzo i cinque pezzi del vinile totalmente immolati al verbo del metal sabbathiano e post-.
Sorpresi? Beh, se per il versante Mombu, il trafficare con le musiche estreme era piuttosto comprensibile (vedi alla voce Tom Araya Is Our Elvis di Zuiana memoria), per Spaccamonti è una vera sorpresa trovarcelo accanito fan dei quattro in nero. E, dall’ascolto delle cinque tracce del vinile, nemmeno in soggezione. Che si tratti di rinverdire fasti doomy (Antro) col supporto dello stravolto sax di Mai, di tirate metallone con break da urlo e stop’n’go assassini (Mountains Crashing Sound) o catacombali incroci tra sludge straniante e jazz-metal alieno (Idemortos), la potenza di fuoco è fatale.
Quando poi il trio libera i fantasmi afro – una Assufais veramente notevole e la conclusiva The Altar Of Iommi che racchiude molti mondi – allora la fusione riesce al massimo. Centrifugando il percussivismo tribale di Zitarelli (sempre più influenzato dalle poliritmie africane), l’attitudine ipnotica degli ultimi Ex (quelli più afro), la follia cosmica e libera di Sun Ra, certo jazz nordico limitrofo al noise made in Rune Grammofon (i Noxagt, per esempio), la devozione a Tony Iommi che riecheggia anche in progetti particolari (gli Om meno devozionali), sfilacciamenti ambient-fusion e chissà quant’altro. Centro pieno? Decisamente. In alto le corna.
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