Recensioni

7

Nonostante una discografia nutritissima ed una serie quasi infinita di collaborazioni, partecipazioni e progetti artistici ai quali ha preso parte in una veste o nell’altra, William Basinski viene conosciuto dai più – e continuerà molto probabilmente ad esserlo negli anni a venire – principalmente per il suo definitivo e per certi versi epocale ciclo intitolato The Disintegration Loops. Chi identifica ancora l’artista con quel mesto, monumentale, minimale ed allo stesso tempo monolitico progetto, a distanza di quasi vent’anni dalla sua uscita, o con uno qualsiasi dei suoi seguenti album, resterà sicuramente sorpreso nell’ascoltare questo nuovo To Feel Embraced.

Frutto della collaborazione tra il compositore texano ed il suo assistente di studio losangelino Preston Wendel sotto il nome di Sparkle Division, questa raccolta di tredici brani è rimasta nel cassetto per ben quattro anni a causa dell’indecisione dei suoi autori riguardo all’opportunità della sua pubblicazione. La notturna sampledelia jazztronica che il duo ha scelto come territorio sonoro da esplorare l’ha sicuramente portato lontano dalle abituali coordinate. L’insolita, misurata e sensuale leggerezza, che è il mood predominante dell’opera, vista dai suoi autori come apparentemente in contrasto con il momento storico che stiamo vivendo e per questo motivo di dubbi e procrastinazioni. In questo caso comunque, e per fortuna, la ragione ha prevalso ed il progetto è arrivato sul mercato.

Spinto dall’insistenza del collaboratore, Basinski ha per l’occasione perfino rispolverato il proprio saxofono, strumento che fa un po’ la parte del leone all’interno del disco; la sensibilità jazz che lo pervade viene accentuata dalla partecipazione straordinaria del leggendario contrabbassista Henry Grimes, scomparso proprio lo scorso aprile, o da un titolo come For Gato – ispirata improvvisazione dedicata con tutta probabilità al sassofonista argentino Gato Barbieri. Un certo fattore sorpresa gioca sicuramente a favore di To Feel Embraced, ma è anche innegabile che nel suo insieme l’album è in grado di creare una certa intrigante atmosfera – non poi così distante da certo trip hop più sperimentale e “fuori centro” -, regalare momenti di estatica bellezza come  To the Stars, Major Tom o la stessa title track e contemporaneamente risultare fresco e mai banale grazie alla naturale vocazione alla sperimentazione del duo di musicisti.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette