Recensioni

<p>Film di genere diretto da <strong>Spike Lee</strong> su commissione<em>,</em><strong><em> Inside Man</em></strong>è in realtà più suo di quanto si possa pensare. Il regista ne fa un
gioco ad incastri, un thriller “politico” in cui bene e male si
mescolano alla paranoia americana post-11 settembre, alle relazioni
interrazziali e ai sospetti reciproci nell’età del terrorismo politico.</p>
<p> Una banda di rapinatori entra in una banca e
sequestra alcuni ostaggi, rendendoli irriconoscibili mediante tute
identiche a quelle indossate da loro. La polizia circonda l’edificio e
tocca al detective Frazier (<strong>Denzel Washington</strong>)
risolvere il caso. In una cassetta di sicurezza è custodita una prova
che accusa il proprietario della banca, un potente banchiere (<strong>Christopher Plummer</strong>, l’inside man del titolo), che cercherà l’aiuto di un’importante mediatrice d’affari (<strong>Jodie Foster</strong>). <br /></p>
<p> La trama si sviluppa intorno al classico tema della “rapina in banca”, con esplicite citazioni/omaggi al genere (il <strong>Sidney Lumet</strong> di <strong><em>Quel pomeriggio di un giorno da cani</em></strong>);
pretesto narrativo per sviluppare una serie di relazioni reciproche in
cui sono labilissimi i confini tra bene e male e per scoprire, in un
gioco serrato con montaggio non sequenziale, che l’anomala rapina altro
non è che una vendetta, a distanza di anni, di un non specificato
parente di un deportato ebreo (<strong>Clive Owen</strong>, capo dei rapinatori) nei confronti del banchiere collaborazionista dei nazisti. </p>
<p>Tutti i personaggi non sono quel che appaiono (e anche il detective
Frazier ha qualcosa da nascondere): nei flashback che sono intervallati
allla narrazione, vediamo gli interrogatori finali degli occupanti la
banca, in cui rapinatori e ostaggi sono indistinguibili; con sarcasmo e
sense of humour Spike Lee mostra la mutazione della New York post-11
settembre, in cui si diffida gli uni dagli altri, e le minoranze
etniche (in questo caso albanesi e cingalesi) ne fanno le spese. Non
mancano i riferimenti ironici agli afroamericani (il bambino che
idolatra un criminale in un videogioco). </p>
<p> Il senso della citazione, dal <em>noir </em>al <em>thriller</em>,
il succedersi di un montaggio serrato e di lunghi piani sequenza, l’uso
narrativo sapiente del flashback per creare ambiguità e scompaginare le
carte in tavola, l’humour con cui tratta la scottante materia, fanno la
differenza nel ritorno di Spike Lee a ottimi livelli. Consigliato. </p>

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