• Dic
    01
    2010

Album

Holidays Records

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L’esordio della Squadra Omega, tanto atteso, per chi ha visto il gruppo in azione dal vivo, o ne conosce i componenti, vive di una questione di taglio dentro a un flusso, di sartoria che separa i pezzi dal tessuto e dà loro vita autonoma.

Supergruppo è una formula che non spiega del tutto quello che accade, anche se all’apparenza ha una buona pertinenza giornalistica. Come tenere insieme – criticamente – schegge del post-With Love, e di Mojomatics, Movie Star Junkies, Apoteosi del Mistero e Be Maledetto Now, senza ricorrere a questa formula un po’ demodé, ma sempre fascinosa? Una via è possibile, serve passare dal risultato più che dalle premesse, tener presente l’amicizia e le esperienze precedenti di Andrea Giotto e compari ma ritrovarla solo nell’esito musicale.

Squadra Omega non è un criterio di composizione, ma un modo di stare insieme sul palco e in studio, di articolare un’empatia. E tale stato d’animo congiunto non può che diventare, se messa in musica, una interminabile jam session. Ciò che comunica il self-titled, primo long playing (con 7" in aggiunta al 33 giri) firmato dai trevigiani, è questo: e il fatto che l’output suoni spesso krauto e free-jazz crea legami fenomenologici interessanti, che ricorda le comunità (o comuni) hippy dei tedeschi di fine Sessanta e le ricollega a un gruppo di persone nell’odierno Veneto, che si coagulano attorno all’aggregatore musicale, all’ascolto e all’esecuzione in free form di una materia che le prove e i concerti perfezionano, fino ad arrivare su LP.

Il sound di Squadra Omega è krauto come può esserlo una musica che mantiene caratteri della cosmica (l’acida suite di Murder in the Mountains) eppure conserva una sua rudezza. Motorizzata in memoria dei Neu!, evidentemente, ma con un linguaggio e uno sguardo odierno (la doppia batteria post-nineties di The Mistery of the Deep Blue Sea). La Squadra Omega è sicuramente una creatura meta-, che si prende la briga di risuonare tanta musica nota e di riprodurne l’enunciazione, di ri-enunciarla, rimetterla in pasto a chi già la conosce (i musicisti stessi, anzitutto). Il prodotto è quasi apocalittico, nell’ambiguità funzionale che porta i membri della band a vestire una tunica e tingersi la faccia di nero prima dei live. Tattica e strategia. Più che un supergruppo, siamo di fronte una squadra, senza allenatore, con la regia affidata a un metodo – free form – che procede per sintonia tra i componenti. È detto tutto.

21 Aprile 2011
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