• Ott
    12
    2018

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Moabit Music

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Battezzato come l’errore di lettura più comune riservato da addetti ai lavori e pubblico al titolo dell’ultimo album di St. Vincent, MasseductionMassEducation è stato registrato da Annie Clark e Thomas Bartlett nel 2017, mentre Masseduction era in fase di missaggio agli Electric Ladyland Studios di New York. Gli arrangiamenti qui raccolti sono stati poi presentati ufficialmente al pubblico durante i concerti che i due musicisti hanno tenuto al Belasco Theater di Los Angeles il 2 ottobre e alla Cadogan Hall di Londra il 4 settembre di quest’anno.

Solo per dire che non ci troviamo di fronte a un lavoro così improvvisato come i diretti interessati vorrebbero farci credere, nonostante sia composto da versioni voce e pianoforte di brani ripresi da un album invece decisamente spostato sul lato synth-pop-wave. Piuttosto si tratta di un vero e proprio “disco parallelo”, in cui – e non è una novità, quando si parla di St. Vincent – tutto segue una sua logica e risulta perfettamente calibrato. A partire dagli arrangiamenti, che saranno pure frutto del lavoro del solo pianoforte, ma certamente non banalizzano la materia musicale con scelte telecomandate. In alcuni frangenti Barlett sembra quasi omaggiare il minimalismo e il piano preparato di John Cage (in modo molto marginale, si intende), a giudicare da certi suoni che vanno a costituire un accompagnamento tutt’altro che “comodo” per Annie Clark: è il caso della ragnatela di input sonori che sostiene Saviour – tra corde pizzicate e note sulla tastiera – o magari dell’ottima resa di una Sugarboy che anche in veste acustica non sacrifica la fisicità dell’originale, vantando pure un certo approccio “orchestrale” (senza avere un’orchestra a disposizione). Per non dire di una Pills che saltella ostica tra note gravi e cluster di arpeggi: non certo quello che chiameremmo un tappeto armonico ideale per una cantante.

Ma la voce virtuosa di Clark non teme nulla, con quel perfezionismo innato, ed emerge in tutto il suo splendore ripulita dalle scorie elettriche e dagli effetti da cui solitamente è avvolta: per farvene un’idea, ascoltatevi la bellissima Los Ageless, un brano che dal punto di vista vocale è un tripudio di dinamiche e di silenzi, ovvero gli elementi che alla fine sembrano i veri protagonisti di questo album. All’altro estremo della scala potremmo posizionare invece una New York che forse è il solo brano poco riuscito di un lavoro evidentemente confinato nel campo delle “curiosità”, ma tutt’altro che accessorio.

15 Ottobre 2018
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