• giu
    01
    2010

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Vagrant

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La parabola artistico creativa degli indiepoppers Stars sembra essere approdata a un punto critico. I canadesi erano esplosi internazionalmente nel 2004 con il compiuto Set Yourself On Fire e avevano proseguito tre anni dopo con il discusso In Our Bedroom After The War, album che non ci era dispiaciuto, teso com’era tra l’antico pop orchestrale e le nuove tentazioni sempre più danzerecce.

Il quinto disco The Five Ghosts vede il ritorno del produttore Tom McFall, già in console in Set Yourself On Fire, e porta all’estremo il conflitto sopra evidenziato. Soliti duetti Amy MillanTorquil Campbell, consueto indie pop molto melodico, qui con il quasi costante sacrificio dell’orchestrazione, a favore di tappeti di synth ormai onnipresenti.

Si perde allora inevitabilmente il loro carattere malinconico, punto di forza della band, e la tensione emotiva che sapevano così bene suscitare. In più pezzi non memorabili sia pur ben prodotti, richiami ai Metric e sempre più deboli echi di Broken Social Scene, loro gruppo gemello, ne fanno un debole epigono dei loro momenti migliori. Come se si fossero trasformati nei cinque fantasmi del titolo. Peccato.

27 Giugno 2010
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