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Per riproporre il classico whodunit, celebre sottogenere tanto nella letteratura di investigazione (Christie, Poe, Doyle) quanto nel cinema (Il delitto perfetto), l’Italia non aveva certo bisogno di pescare a piene mani dalla produzione spagnola (oggigiorno davvero più attiva che mai), ma la storia recente ci ha insegnato che da molti anni a questa parte siamo decisamente a corto di idee e, soprattutto, di sceneggiatori degni di quella stessa generazione che contribuì fino agli anni Ottanta a rinvigorire le fila di quel giallo all’italiana che segnò alcuni passaggi nella carriera di svariati registi nostrani, anche tra i più celebrati (da Bava ad Argento e Fulci, ad esempio). Così per Il testimone invisibile, Warner ha deciso di riadattare la sceneggiatura di Contratiempo di Oriol Paulo (disponibile attualmente su Netflix) e di affidarne la regia del remake a Stefano Mordini, fattosi notare con pellicole discrete come Pericle il nero e Acciaio, che dal canto suo richiama l’amico Riccardo Scamarcio per la parte del protagonista, l’imprenditore Andrea Doria, accusato dell’omicidio della sua amante, qui con il volto di Miriam Leone. Decide così di affidarsi alla cura maniacale dell’avvocato penalista Virginia Ferrara (l’ottima Maria Paiato), la quale però dovrà essere messa al corrente della vera versione dei fatti, al fine di preparare una difesa inattaccabile per il suo assistito.

I motivi dietro alla realizzazione di un remake possono essere – come sempre – molteplici: dalla monetizzazione di quello che è il successo originale, un po’ come accaduto con il dittico Benvenuti al sud/Benvenuti al nord, tratto dal francese Giù al nord, o come – per citare un esempio inverso – con il nostro Perfetti sconosciuti, rifatto in diverse versioni estere (di cui una anche in Asia). Ci si può misurare con un prodotto affascinante e ambizioso al fine di migliorarne le qualità intrinseche (Scarface) o prendere un soggetto altrui e meglio inserirlo in un rinnovato contesto geografico e sociale (gli esempi di cui sopra, anche se non eccezionali). Oppure si può semplicemente riproporre una medesima storia sotto un profilo narrativo o tecnico diverso, se vogliamo migliore. Nulla di tutto ciò è applicato al nostro Il testimone invisibile, il quale si presenta fin dalle prime sequenze come uno svogliato remake (praticamente shot for shot) di Contratiempo; non cambiano i set – se non nell’ambientazione italiana – non cambiano i nomi dei personaggi né il reparto trucco, né tantomeno le battute del copione originale riproposte con una fedeltà imbarazzante. Nessun guizzo in cabina di regia, né alcuna modifica alla struttura narrativa del racconto, che avrebbe potuto essere migliorata e non di poco dato che non abbiamo mica a che fare né con la sottigliezza di Agatha Christie né con l’aura macabra di un Edgar Allan Poe; al contrario, si sarebbero potuti eliminare alcuni passaggi morti della trama e alcune imperfezioni stilistiche e digressioni pindariche eccessivamente ostentate e che rendono la risoluzione finale dell’enigma fin troppo telefonata (almeno per gli spettatori più avvezzi al genere). I personaggi stessi, più che interessanti col passare dei minuti diventano sempre più emblematici nella loro spenta dimensione stereotipata (abbiamo l’imprenditore arrogante con la famiglia perfetta e l’amante bellissima da una parte, e una vecchia coppia di benestanti piccolo borghesi ritiratasi in campagna dall’altra), il cui vero senso all’interno di una società tutta (anch’essa vittima dei soliti stereotipi narrativi: la giustizia che non funziona, gli avvocati tutti corrotti, il bisogno di vendetta privata) che non trova mai un appiglio o uno slancio di approfondimento sincero.

Alla fine dei giochi quindi non rimane molto altro da fare se non complimentarsi con tutte le forze in campo per un lavoro sulla mimesi e la riproduzione meccanica della già non esaltante pellicola originale. Ma rimane la consapevolezza che il cinema italiano è diventato anche incapace a ri-cavalcare un genere in cui fino a qualche anno fa era padrone incontrastato.

20 Dicembre 2018
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