Recensioni

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Assoluta superstar e regina incontrastata, in veste di dj, dei dancefloor berlinesi più chiacchierati (dal 2007 è resident al Panorama Bar del Berghain), l’olandese Steffie Doms non è mai riuscita a trasportare su disco il magnetismo e la potenza dei propri set e delle proprie selezioni: i due album usciti finora muovevano infatti tra la sterile filologia detroitiana dell’esordio Yours And Mine e l’anonima ambient-techno del successivo Power of Anonymity.

Cambia invece le carte in tavola il nuovo World of the Waking State, sempre per Ostgut Ton, label del Berghain: già la splendida e minimalista copertina, con uno curioso ed elegante volatile mutante, evoca il mondo alieno e contaminante della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer e il suono prosegue su questa linea sci-fi, evocando insieme ricordi dell’algida idm anni novanta (come nella title track) e glaciali visioni ambient (Different Entities). Nonostante le fredde e regolari architetture ritmiche, nessuna delle tracce propone il consueto battito in quattro, ma le linee di drum-machine, tutte provenienti dalla personale libreria, sviluppata nel corso del tempo, di Steffi, si sovrappongono e stratificano, disegnando un panorama coerente in tutta la sua durata, anche nelle incursioni più electro-oriented (School of Thoughts): i brani più incisivi (il trittico Continuum of the Mind, All Living Things e The Meaning of Memory), fertili episodi di techno cerebrale, sono però contemporaneamente omaggi agli Autechre più visionari e alla breve stagione della glitch-music, in cui la mancanza di originalità viene sopperita dalla qualità dei suoni e da una regia organica.

Il miglior disco, finora, di Steffi ci parla di futuro, di fantascienza, di mutazioni e ribaltamenti di prospettiva (ontology oriented object) e per farlo sceglie, quasi ironicamente, di riabbracciare le proprie origini: World of the Waking State riporta infatti ai primigeni fasti Ostgut Ton e ne conferma idee e validità anche lontano da mode e hype.

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