• Giu
    11
    2013

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RVNG Intl.

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Di Stellar OM Source, ovvero Christelle Gualdi, si trovano tracce nelle correnti synth post-noise americane sin dal 2008, periodo in cui la producer britannica bazzicava un’elettronica fatta di cosmica e krautismi sull’onda di gente come Emeralds, The Arp, Be Invisible Now!, Jonas Reinhardt, Expo 70 e soprattutto Oneohtrix Point Never e produceva – oltre a self released (Alliance, Ocean Woman, Exises) – per etichette come la Black Dirt Records del newyorchese Jason Meagher o per la Synth Series della Ruralfaune. Per quest’ultima, nel 2009, usciva Heartlands Suite, un affascinante lavoro sintetico che, più che adagiarsi su comode referenzialità 70s o sul classico viaggio psych new agey, preferiva l’esplorazione senza devozioni, confini o prossimità, sia che essa portasse verso l’ambient Uk primi Novanta, al solco hauntology, a certa contemporanea o a sapori nipponici. Il lato concettuale à la James Ferraro o gli astrattismi di Daniel Lopatin  li ritrovavamo nel secondo album lungo sotto Stellar Om Source, Trilogy Select, uscito nel 2010 per la newyorkchese Olde English Spelling Bee (con lo stesso Lopatin alla co-produzione in Rites Of Fusion), tracklist che completava un percorso sonico basato sugli ambienti e gli spazi.

Rilocata in Belgio, con il ”7 Charly / Energy pubblicato per la nipponica Big Love nel 2011 (che conta, tra gli altri, anche gente come Nite Jewel e l’italiano Polysick), la producer volta pagina, cambiando campo d’indagine (discog parla di spy-trance) ma non la filosofia di partenza. Punta sui ritmi e sul club, angolando un “tastierismo” che la porta liscia liscia verso il synth pop, l’acid e tutto un terreno di ottantissima techno e house con tutto un portato d’elettro funkismi che, a cavallo 00/10, sono nelle mire di molti (vedi Space Dimension Controller). E’ la premessa ideale per un lavoro come Joy One Mile, terzo album lungo e nuovo terreno d’indagine per una producer che in quest’occasione approda alla Rvng Intl, etichetta molto ricettiva in questo ambito (vedi Blondes di cui Christelle è fan). Nel disco non troviamo il groove a presa rapida di Energy (che per inciso è una chicca acid-house da non lasciarsi sfuggire), nemmeno le punte eccentriche alla Mu-Ziq / Autechre apprezzate in Yesterday Is Karma, ma un mondo di possibilità riconducibile alla prequel club music di Ikonika (vedi anche 1847 Earth sulla compila Synthesis / Re-Synthesist), un percorso di fascinazioni techno al grado zero di futurismo e dalla nervosa costipazione ritmica.

Stellar Om Source mette al centro le bass line della Roland TB303 e l’amore per l’Underground Resistance (lei dice anche un pizzico di John Coltrane), compone dodici dense tracce/possibilità ritmico-espressive e le affida a una figura di peso come il tedesco Gunnar Wendel –  ovvero Kassem Mosse –  che ne arrangia, missa e chiarifica sette (più ne remissa una Elite Excel). Il risultato ha stregato tutti. Non è né propriamente techno (Polarity) né house (Par Amour) o acid (Trackers), ma ha a che fare intimamente con queste tre correnti; non è neppure la solita rivistazione dai risvolti ironici o dall’incallito spirito citazionista, piuttosto il campo espressivo di un’artista a volte forse troppo in ansia ritmica ma senz’altro genuinamente ispirata dalla strumentazione e dalle fascinazioni che hanno generato il primo suono di Detroit (ma anche di Chicago). Avvincente, persino eccitante.

20 Agosto 2013
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